L'attaccante della Lazio Mattia Zaccagni e i suoi compagni di squadra sono usciti sconfitti per 2-0 contro la Roma nel Derby della Capitale, disputato il 18 maggio. Un risultato che ha avvicinato i giallorossi al ritorno in Champions League, mentre ha lasciato i biancocelesti bloccati al nono posto con 51 punti e una partita ancora da giocare.

Un ko che brucia, al di là del mero risultato. La Lazio è arrivata all'Olimpico già orfana di entrambi i portieri titolari — un debuttante classe 2005, Furlanetto, è andato tra i pali — e la squadra di Maurizio Sarri aveva trascorso i giorni precedenti la gara a gestire una polemica sul calendario che, secondo quanto riferito, aveva portato il tecnico sull'orlo delle dimissioni. Che il match si sia giocato è stato già di per sé un piccolo dramma. Che si sia concluso con una comoda vittoria della Roma era, date le circostanze, quasi prevedibile.

Per Zaccagni, il derby chiude una stagione più funzionale che decisiva. Il trentenne ha contribuito con tre gol in 26 presenze in Serie A, con un voto medio per partita di 7.00 — numeri che suggeriscono una presenza costante, ma senza quella frequenza di partite decisive che ci si attenderebbe da un attaccante titolare e, ancor più, da un capitano. L'attacco della Lazio è stato inefficace per tutta la stagione: 39 gol in 37 partite è un rendimento che riflette una rosa carente di profondità e creatività, e Zaccagni non è riuscito a compensare da solo quelle carenze strutturali.

Il suo punteggio AI complessivo di 75 su 100, con un potenziale massimo di 72, è un dato significativo. A 30 anni, i numeri suggeriscono che sta giocando al suo massimo potenziale o comunque a ridosso di esso, piuttosto che in una fase di crescita. Questa non è tanto una critica quanto un contesto: la Lazio di Sarri ha bisogno di più dalle posizioni intorno a Zaccagni, non necessariamente di più da Zaccagni stesso.

Il nono posto, a pari punti con un bilancio di 13 vittorie, 12 pareggi e 12 sconfitte, è un giusto riflesso di una stagione trascorsa nell'anonimato di metà classifica, senza la convinzione di spingere più in alto o la crisi di scendere più in basso. Zaccagni è stato la presenza offensiva più affidabile in quella mediocrità, il che è sia un complimento che un problema che la pianificazione estiva della Lazio dovrà affrontare.