Marco Baroni, l'allenatore che ha preceduto Maurizio Sarri alla Lazio, ha lasciato il Torino per assumere la guida dell'Hellas Verona in Serie B, completando un arco manageriale iniziato e terminato in Veneto. L'annuncio è arrivato tramite i social media e un comunicato ufficiale del club, confermando il ritorno di Baroni nella città dove si è costruita la sua reputazione.

Per l'attaccante della Lazio Mattia Zaccagni, la notizia è periferica ma non irrilevante. Baroni è stato l'uomo che ha dato per primo a Zaccagni una rilevanza consistente nel sistema Lazio prima che Sarri ereditasse e rimodellasse la squadra. La giostra degli allenatori attorno al 31enne ha girato incessantemente, e la riapparizione di Baroni nel calcio italiano — anche in seconda divisione — è un promemoria di quante mani tattiche abbiano toccato questa particolare carriera.

La realtà più pressante è quella che Zaccagni affronta sotto la Lazio di Sarri, una squadra che ha terminato al nono posto in Serie A con 51 punti, un record di 13 vittorie, 12 pareggi e 12 sconfitte, e una differenza reti pari a zero con 39 gol segnati e 39 subiti. All'interno di questa piattezza collettiva, Zaccagni ha contribuito con tre gol in 26 presenze, con una media voto di 7.00 — numeri che parlano di affidabilità senza dominio, presenza senza peso decisivo.

A 31 anni, con un punteggio complessivo AI di 75 e un potenziale massimo di 72 — quest'ultimo dato suggerisce che i modelli analitici lo considerano già oltre il suo picco di sviluppo — il valore di Zaccagni non riguarda più ciò che potrebbe diventare. Riguarda ciò che offre costantemente e se il sistema di Sarri può estrarre di più da lui di quanto abbia permesso una stagione di metà classifica.

Il passaggio di Baroni a Verona non cambia nulla direttamente per Zaccagni. Ma in un'estate in cui il panorama istituzionale della Lazio continua a cambiare — manovre di proprietà, incertezza della governance a livello federale, futuri dei portieri irrisolti — anche un ex allenatore che riemerge altrove acuisce la questione di quale stabilità, se del caso, la prossima stagione offrirà al giocatore che è diventato silenziosamente il punto fermo in un club che raramente rimane fermo.