Ventesimo posto contro 19º. Tre punti contro cinque. Tra il Venezia, squadra di casa allo Stadio Pierluigi Penzo, e l'Udinese, ospite dal Friuli, c'è ben poco che divida due club che nelle prime dieci giornate della stagione hanno costruito insieme la propria candidatura alla retrocessione. La sfida di venerdì sera non è solo uno scontro diretto in senso astratto: è la migliore occasione che le due squadre abbiano avuto per mettere un po' di distanza tra sé e il fondo della classifica. Chi perde vede la salvezza allontanarsi ancora di più. Chi vince sposta il peso psicologico su tutte le squadre che le circondano.
Il Venezia di Davide Nicola è ultimo in Serie A con tre punti in dieci partite: una vittoria, nove sconfitte, sei gol segnati e venti subiti. La sola differenza reti racconta una fragilità strutturale. Nelle ultime cinque gare sono arrivati una vittoria, nessun pareggio e quattro sconfitte, ma le ultime tre restringono ancora il quadro: nessuna vittoria, nessun pareggio, tre sconfitte, zero gol segnati e quattro subiti. È una parabola discendente, non un altopiano, e traiettorie di questo tipo tendono ad accelerare anziché correggersi da sole, senza un intervento.
L'Udinese di Kosta Runjaić è solo di poco meno in difficoltà. Cinque punti in dieci partite, con una vittoria, due pareggi e sette sconfitte, la collocano un posto e due punti sopra il Venezia. Nelle ultime cinque non ha vinto, ha pareggiato una volta e ha perso quattro volte, subendo dodici gol. Le ultime tre mostrano un lieve miglioramento, perché almeno un pareggio c'è stato, ma due sconfitte e sette gol subiti in questo arco confermano una squadra che non si stabilizza. Entrambe sono in calo: la domanda è quale delle due lo sia più lentamente nel corso dei novanta minuti.
I precedenti diretti, nei dati disponibili, non offrono alcun conforto ai padroni di casa: l'unico risultato registrato è una vittoria dell'Udinese contro il Venezia. Il campione è esiguo, ma è l'unico segnale di direzione che la storia fornisce.
La sfida tattica dipenderà con ogni probabilità da quale difesa cederà per prima. Il Venezia ha subito venti gol in dieci partite, una media che lo colloca tra le retroguardie più permeabili del campionato. L'Udinese, con ventitré gol subiti, fa peggio. Questa aritmetica suggerisce che la partita non finirà a reti bianche e che la squadra capace di imporre anche una minima organizzazione difensiva potrebbe trovare la retroguardia avversaria arrendevole. Nicola sa che i suoi attaccanti sono a secco da tre partite; Runjaić sa che la sua squadra ne ha incassate cinque dalla Roma nell'ultima gara casalinga. Chi segna per primo avrà un vantaggio psicologico significativo in una partita in cui nessuna delle due ha la fiducia necessaria per rincorrere.
La sfida a centrocampo, nella zona centrale, determinerà il ritmo. Se l'Udinese riuscirà a controllare il possesso e a rallentare le transizioni del Venezia, limiterà la via migliore dei padroni di casa verso la porta. Se invece il Venezia farà pressing alto e costringerà agli errori, una scelta che si addice al pubblico del Penzo alle sue spalle, potrà sfruttare la evidente difficoltà dell'Udinese nell'uscita palla pulita, come hanno mostrato i cinque gol subiti contro la Roma. Nessuna delle due ha dimostrato la continuità necessaria per eseguire un piano per novanta minuti, e questo rende il primo gol sproporzionatamente importante.
Il digiuno offensivo del Venezia, tre partite consecutive senza segnare, è la debolezza più acuta in campo. Il rendimento difensivo dell'Udinese, con ventitré gol subiti in dieci partite, suggerisce però che il digiuno non sia permanente. Il verdetto: il fattore campo del Venezia e la generosità difensiva dell'Udinese fanno pendere la bilancia verso i padroni di casa. Una vittoria di misura dei veneti, per 1-0 o per 2-1, è l'esito più probabile: non perché il Venezia sia convincente, ma perché l'Udinese ha opposto meno resistenza quando la pressione è prolungata.