Il difensore dell'Inter Diop Djed-Hotep Spence ha offerto una delle prestazioni più energiche della stagione nel 3-0 con cui i nerazzurri hanno demolito il Feyenoord in trasferta in Champions League il 3 novembre. I giudizi del dopopartita lo indicano come presenza di spicco in una serata che ha avuto il sapore di una terapia collettiva dopo la sconfitta nel derby.
Il momento conta. Tre giorni prima, la squadra dell'allenatore Cristian Chivu era stata travolta in casa del Milan: Christian Pulišić aveva aperto le marcature dopo meno di quattro minuti, Adrien Rabiot-Provost aveva raddoppiato entro il decimo e Diego da Silva Moreira aveva chiuso il 3-1 prima dell'intervallo. Il gol di Alessandro Bastoni aveva riaperto per un attimo la partita, ma il danno era stato fatto presto e in modo netto. Per una squadra seconda in Serie A con 25 punti in dieci partite, la sconfitta ha bruciato non per la classifica, ma per il modo in cui è arrivata. Chivu ha definito la prestazione contro il Feyenoord come quella della "miglior versione di noi stessi", una frase che conteneva l'ammissione implicita di quanto l'Inter ne fosse lontana nel derby.
Per Spence, 26 anni, la gara di Rotterdam ha avuto un valore più personale. Il suo campionato è stato modesto nei numeri: tre presenze, nessun gol, nessun assist e una valutazione media di 6,19. Il suo overall AI di 61 su 100, con un potenziale di 64, lo colloca senza dubbio nella categoria dei giocatori di rosa ancora impegnati a costruirsi un posto, più che dei titolari consolidati. La Champions League, con formazioni ruotate e ritmi diversi, gli ha offerto un palcoscenico che il calendario nazionale gli ha in gran parte negato.
La sfida col Feyenoord ha mostrato che Spence sa imporsi quando gli viene data la piattaforma giusta. I giudizi che lo hanno descritto come una "furia" in quella gara non sono il linguaggio riservato a una figura periferica che timbra il cartellino: raccontano un giocatore che ha capito il peso dell'occasione e ha risposto con fisicità e agonismo. Se Chivu archivierà tutto questo come elemento utile per le scelte future in Serie A, oppure se resterà una nota a margine della Champions League, è una domanda a cui Spence non può rispondere da solo.
La posizione dell'Inter in campionato, seconda, con otto vittorie in dieci partite e una differenza reti che racconta una vera produzione offensiva, permette a Chivu di gestire la rosa senza affanni. Questo lusso è al tempo stesso il tetto e la sfida di Spence. I nerazzurri non hanno bisogno che salvi nulla: hanno bisogno che sia pronto quando viene chiamato, e a Rotterdam lo è stato. Il prossimo esame è capire se quella prontezza si trasferirà in campionato, dove i minuti sono stati scarsi e la concorrenza per un posto non accenna ad allentarsi.