Giorgio Scalvini, il difensore centrale ventiduenne dell'Atalanta, si avvicina alla sosta per le nazionali dopo aver incassato tre ko consecutivi in Serie A — l'ultimo, lo 0-2 subito contro la Juventus che ha catapultato la formazione di Maurizio Sarri all'undicesimo posto in classifica, con sei punti in cinque giornate.

Il dato è significativo poiché cristallizza una tensione crescente attorno a Scalvini fin dall'inizio della stagione: un centrale di evidente potenziale che milita in una squadra che incassa più reti di quante ne realizzi, e lo fa a un'età in cui ogni mese di calcio giocato dovrebbe affinare la sua sicurezza piuttosto che metterla a dura prova. La Dea ha messo a segno cinque reti e ne ha subite sette in campionato in questa stagione, una differenza reti che narra una storia di fragilità collettiva, più che di un singolo demerito.

Le statistiche del classe 2002 offrono un quadro più sfumato. In cinque gettoni in Serie A, il suo voto medio è di 6.87 – funzionale, sebbene non ancora dominante – e un AI complessivo di 75 su 100, con un potenziale di 82. Questo divario tra il presente e il potenziale massimo è il dato più intrigante associato al suo nome in questo frangente. Sottolinea un calciatore il cui apice deve ancora arrivare, a condizione che il contesto circostante gli consenta di esprimersi al meglio.

Sarri, dal canto suo, non ha perso l'ottimismo. Dopo la sconfitta contro i bianconeri ha riconosciuto un miglioramento nelle prestazioni della Dea, seppur senza i risultati sperati. Se tale lettura degli eventi sia accurata o se si tratti di un tecnico che prova a gestire il morale in un momento delicato, è una domanda a cui le prossime gare daranno una risposta più onesta di qualsiasi conferenza stampa.

La pressione esterna sulla situazione del difensore nerazzurro giunge da una direzione differente. Club di Premier League lo starebbero monitorando da vicino, con un interesse definito come significativo. Questo tipo di attenzione è raramente deleterio per l'autostima di un giovane calciatore, ma può complicare la capacità di un club di programmare il futuro con qualsiasi certezza. La Dea, attualmente in una fase di ricostruzione sotto la guida di Sarri, ha bisogno di Scalvini concentrato e partecipe – non distratto dalla possibilità di un trasferimento che potrebbe, o meno, concretizzarsi.

Il talentuoso centrale ha anche disputato due gare di UEFA Europa Conference League in questa stagione, presenze che si aggiungono al suo carico di lavoro e alla sua esperienza, senza però incidere sul bilancio in Serie A, dove i problemi della formazione orobica si fanno più acuti.

A 22 anni, Scalvini ha esattamente l'età in cui i difensori iniziano a distinguersi dai loro pari – non solo attraverso il dominio fisico, ma tramite la lettura del gioco, il posizionamento e quella compostezza che si acquisisce solamente sotto pressione. L'attuale momento della Dea sta fornendo abbondanza di quest'ultima. Se il tecnico toscano riuscirà a convertire quella pressione in crescita, piuttosto che in semplice sopportazione, definirà la prossima fase della stagione del giovane centrale.