L'attaccante del Bologna Jonathan Rowe ha messo a segno la rete decisiva nella vittoria per 3-2 contro il Napoli allo Stadio Maradona martedì. Entrato a gara in corso dalla panchina, il suo gol ha risolto una partita che i felsinei conducevano 2-0 prima che il Napoli rimontasse per riagguantare il pareggio. I rossoblù hanno poi tenuto duro, ottenendo un risultato che rende le ambizioni di qualificazione tra le prime quattro della squadra di Antonio Conte improvvisamente più fragili.
L'aspetto più rivelatore, tuttavia, non è il gol in sé, quanto piuttosto la riflessione che esso impone. Vincenzo Italiano, l'allenatore del Bologna, ha confermato nel post-partita che Rowe non era partito titolare, spiegando la scelta con l'aggettivo "imprevedibile" per descrivere il 23enne. Una parola che si rivela un'arma a doppio taglio: da un lato un complimento alla sua abilità di creare scompiglio nelle difese avversarie, dall'altro una tacita ammissione che il tecnico non ha ancora trovato la quadra per costruire una struttura di partenza attorno all'esterno offensivo.
Le statistiche stagionali di Rowe rispecchiano esattamente questa dicotomia. In 25 presenze in Serie A, il calciatore ha messo a referto due reti e un assist, con una media voto di 6.80. Un bottino modesto per un profilo offensivo. Il tempismo, però, si è rivelato sproporzionatamente significativo: la marcatura di martedì ne è l'esempio più lampante. Un elemento capace di incidere a partita in corso e produrre momenti decisivi è indubbiamente prezioso, ma il potenziale di tale ruolo è anche limitato. L'incidenza dalla panchina e l'affidabilità per una maglia da titolare rappresentano, infatti, valute ben diverse, e a 23 anni, il giovane è in un'età in cui tale distinzione inizia a pesare sul suo percorso di crescita.
Il Bologna occupa l'ottavo posto in Serie A con 52 punti in 36 partite, frutto di 15 vittorie, sette pareggi e 14 sconfitte. La formazione guidata da Italiano ha un saldo di 45 gol fatti e 43 subiti, un equilibrio precario che rende ogni rete decisiva nel finale di gara ancora più significativa di quanto non lo sarebbe per un club con un margine più confortevole. In questo scenario, un attaccante capace di ribaltare le sorti di una gara subentrando ha un valore tattico innegabile, anche se ciò non scioglie del tutto il nodo relativo al contributo che Rowe può fornire nell'arco dei 90 minuti.
Italiano ha inoltre lasciato intendere che il futuro del Bologna — e con esso, presumibilmente, la pianificazione della rosa — sarebbe stato oggetto di discussione nel prossimo periodo. Per Rowe, l'esito di tale confronto dipenderà dal fatto che il suo cameo di martedì sia la dimostrazione di un giocatore pronto a ritagliarsi un ruolo più ampio, o la conferma che il suo miglior apporto resta quello già offerto: breve, incisivo e, a tratti, decisivo.
La risposta resta ancora da definire. Ma l'interrogativo è oggi più pressante che 48 ore fa.