Jonathan Rowe, attaccante 23enne dell'Atalanta, è stato al centro di uno dei momenti più controversi della sfida mentre la Dea cade 3-2 contro il Milan, un risultato che ha aggravato un inizio di stagione complicato in Serie A 2026-27.

La sconfitta rappresenta la quarta in sette giornate di campionato, lasciando la squadra di Maurizio Sarri decima in classifica con nove punti. Ciò che rende il ko ancora più amaro non è solo il passivo, ma la modalità con cui è maturato: l'Atalanta era risalita dal 3-0 di svantaggio fino al 3-2, mancando di poco un risultato straordinario in quelle circostanze.

Il ruolo di Rowe nella controversia è stato diretto. Sarri, nelle sue considerazioni post-partita, ha denunciato un cross del talento atalantino che avrebbe colpito De Winter sul braccio dentro l'area di rigore — un episodio che, se fischiato, avrebbe potuto stravolgere completamente il finale della partita. L'allenatore dell'Atalanta non si è fermato lì, rivolgendo la sua frustrazione verso l'arbitro con toni che probabilmente attireranno l'attenzione della commissione disciplinare. L'ira di Sarri è stata incisiva e precisa, a suggerire che il fallo di mano fosse percepito come un vero punto di volta piuttosto che un episodio marginale.

Per lo stesso Rowe, la stagione continua a sfuggire a una narrazione univoca. In cinque presenze di campionato non ha ancora trovato la rete né fornito assist, con una valutazione media a gara di 6,84. Cifre che descrivono un giocatore presente sul terreno ma non ancora determinante — attivo senza incidere. Un AI complessivo di 67 su 100, con potenziale di 74, lo colloca come talento ancora in evoluzione piuttosto che già consacrato.

Il cross che ha scatenato lo sfogo di Sarri rappresenta, a suo modo, un dato significativo. Indica che Rowe arriva sulla linea di fondo, crea situazioni, mette palloni in zone pericolose. La conversione — gol o passaggio decisivo — non segue, ma l'attività sottostante rimane tangibile. A 23 anni, in un nuovo campionato, con una squadra che ha conquistato appena tre delle prime sette giornate, le condizioni per un exploit individuale sono tutt'altro che ideali.

Il problema della Dea è strutturale quanto individuale. Tre vittorie, nessun pareggio, quattro sconfitte: un bilancio che parla di incostanza piuttosto che di fragilità assoluta — una squadra capace di competere ma non ancora di tramutare quella competitività in punti. La frustrazione pubblica di Sarri al triplice fischio è lo sfogo di un tecnico consapevole che il suo undici è più vicino di quanto la classifica suggerisca, e che la pazienza con i dettagli — per giunta sfavorevoli — sta esaurendo.

L'occasione per Rowe di modificare i propri numeri arriva in breve. Il cross era l'istinto giusto. Ora la stagione gli richiede la finalizzazione, o il passaggio decisivo.