L'attaccante della Fiorentina Roberto Piccoli, classe '99, è passato ufficialmente al Bologna, con l'ufficialità del trasferimento giunta il 14 agosto. L'operazione fa parte di un'iniziativa in simultanea che ha visto Mateo Pellegrino approdare a Firenze dal Parma per 24,5 milioni di euro. L'annuncio congiunto delle due trattative ha chiarito che l'addio di Piccoli non è stato un evento casuale, bensì un movimento strutturale, il prezzo da pagare per l'arrivo di un profilo offensivo differente.
La simmetria dell'affare svela una verità che la stagione viola aveva già messo in luce. L'attaccante ha realizzato quattro reti e fornito un assist in 32 apparizioni in Serie A nel corso della stagione 2025-26, cifre che lo hanno relegato al ruolo di attaccante di complemento, ben lontano dal profilo di prima punta titolare. Una media voto di 6.50 e un indice AI complessivo di 63 su un potenziale di 100 — con un massimo stimato a 68 — indicavano un calciatore che aveva toccato il suo plateau funzionale, anziché essere su una traiettoria ascendente. Per un club in fase di riconfigurazione del proprio reparto offensivo, quel tetto massimo di rendimento è risultato il fattore dirimente.
La Fiorentina, reduce dal 15° posto nella stagione 2025-26 con 42 punti in 38 gare, ha siglato appena 41 reti nell'arco dell'intera annata, un dato che evidenzia impietosamente come il reparto offensivo fosse la priorità assoluta per la rifondazione. La formazione di Paolo Vanoli ha collezionato ben 15 pareggi, un trend che suggerisce una squadra capace di gestire il possesso palla per evitare la sconfitta, ma priva della giusta incisività per trasformare la mole di gioco in vittorie. Il contributo di Piccoli, pur non trascurabile, non è bastato a mutare questa dinamica.
Il Bologna, dal proprio canto, si assicura un attaccante con già esperienza in Serie A e una riconosciuta propensione al sacrificio, sebbene le sue cifre in maglia viola non abbiano mai pienamente rispecchiato il potenziale espresso. A 25 anni, l'attaccante si trova ora in un nuovo ambiente, con la ferma intenzione di rilanciarsi e dimostrare il proprio valore; il suo profilo, in questa fase cruciale della carriera, necessita di una continuità di impiego che gli permetta di accumulare gol, più che semplici presenze.
Per la Fiorentina, Pellegrino incarna la scommessa che Piccoli non poteva più rappresentare. L'esborso di 24,5 milioni di euro non denota mero opportunismo, ma una convinzione autentica, e la scelta di cedere Piccoli a titolo definitivo, senza formule di prestito o complicate clausole, lascia intendere una decisione maturata con lucida chiarezza. Il reparto offensivo che scenderà in campo per la stagione 2026-27 apparirà, dunque, sensibilmente mutato. Se saprà però esprimersi in maniera differente, è la domanda cui Pellegrino è chiamato ora a dare una risposta concreta.