Il centrocampista dell'Inter Henrikh Mkhitaryan ha festeggiato la vittoria del titolo di Serie A questa settimana, mentre l'Inter di Cristian Chivu ha messo le mani sullo Scudetto grazie a un successo contro il Parma: il primo tricolore del club sotto la gestione di Oaktree e un traguardo che chiude una delle stagioni più efficaci e discrete della carriera dell'armeno.
In sintesi, Mkhitaryan ha 37 anni e ha appena contribuito a una campagna trionfale in una delle leghe più competitive d'Europa. Tre reti e un assist in 27 apparizioni in Serie A, con una media voto di 6,90, non rappresentano l'apporto di un giocatore in fase calante verso l'addio. Al contrario, delineano il profilo di un professionista che ha affinato il suo gioco in base alle esigenze della squadra e alle sue risorse fisiche.
L'Inter di Chivu ha dominato la Serie A, chiudendo al primo posto con 82 punti in 35 gare, 82 gol realizzati e solo 31 subiti. Il peso dell'attacco, stando ai dati disponibili, è stato equamente distribuito tra i quattro bomber del club, Hakan Çalhanoğlu e Federico Dimarco: un assetto che ha permesso a Mkhitaryan di agire come collante invisibile, più che come cervello offensivo. I suoi numeri rispecchiano fedelmente questo ruolo: costante, affidabile, senza fronzoli, mai sopra le righe.
Con un rating AI complessivo di 69 su 100, l'armeno si colloca nella categoria dei giocatori funzionali piuttosto che d'élite, secondo l'analisi algoritmica. Una valutazione azzeccata. Non è il tipo che risolve le partite da solo; è piuttosto l'elemento il cui assenteismo rischierebbe di squilibrare in silenzio il cuore del centrocampo. Il sistema di Chivu, fondato su una difesa granitica e un attacco chirurgico, si regge proprio su centrocampisti disciplinati e posizionati con astuzia come lui.
L'estate porterà esami approfonditi. L'Inter è già al lavoro su operazioni di mercato, con giovani profili in vista per rinforzare la rosa. Il potenziale di crescita di Mkhitaryan, stimato a 42 su 100, indica margini limitati secondo i modelli dati – una realtà che, a 37 anni, è più un dato di fatto che una critica. Il dilemma per il club è se la sua esperienza e intelligenza tattica valgano ancora un posto in squadra, mentre il progetto di Oaktree evolve.
Per il momento, ha uno Scudetto al collo. È l'unico verdetto che conta in questa settimana.