Il centrocampista dell'Inter Henrikh Mkhitaryan ha contribuito a una squadra nerazzurra che non si è adagiata sugli allori sabato, con i campioni guidati dall'allenatore Cristian Chivu che hanno travolto la Lazio per 3-0 all'Olimpico nella 36ª giornata di Serie A. Un successo che ha spinto i punti dell'Inter a quota 85 in 36 partite, prolungando un record difensivo da applausi: appena 31 gol subiti in tutta la stagione.

L'importanza di questa vittoria supera il mero risultato. Con la finale di Coppa Italia contro la Lazio in agenda per il 13 maggio – una rivincita che i Biancocelesti affronteranno con il peso psicologico di una debacle casalinga per 3-0 – Chivu ha sfruttato il match di campionato per lanciare un segnale chiaro. L'allenatore nerazzurro ha definito il suo gruppo un "fantastic group" al termine del match, parole che risuonano ancora di più per una formazione che ha conquistato 27 vittorie su 36 gare di Serie A e timbrato il cartellino 85 volte. L'Inter di Chivu non ha perso smalto dopo lo Scudetto: un merito che va all'allenatore quanto al collettivo.

Per Mkhitaryan, ormai 37enne, il contesto è al tempo stesso celebrativo e illuminante. I suoi numeri stagionali – 3 gol e un assist in 27 presenze, con una media voto di 6,90 – ritraggono un veterano armeno affidabile nelle rotazioni, più che un protagonista fisso. Alla sua età, non si tratta di un passo indietro, bensì di un adattamento ragionato. I Nerazzurri navigano a 85 punti e 85 reti, e l'ex capitano ha dato il suo apporto a un meccanismo basato su efficienza di squadra, non su exploit individuali.

Quello contro la Lazio ha ribadito che gli standard dell'Inter non si sono allentati da quando il titolo è in cassaforte. L'allenatore biancoceleste Maurizio Sarri, schietto nella sua analisi post-partita, ha ammesso il divario e descritto l'udire solo i tifosi nerazzurri all'interno dell'Olimpico come "umiliante". Un dettaglio che racconta l'atmosfera dominante creata dalla truppa di Chivu: non basta vincere, bisogna farlo silenziando le roccaforti avversarie.

Il rating AI complessivo di Mkhitaryan, fermo a 70 su 100 contro un potenziale di 28, fotografa un giocatore il cui picco è ormai alle spalle, ma il cui contributo resta solido. Quel divario simboleggia la distanza tra ciò che fu e ciò che può ancora offrire – e in una realtà con 85 punti e una finale di coppa all'orizzonte, quel che può dare non è per nulla trascurabile.

La finale di Coppa Italia contro la Lazio del 13 maggio diventa ora l'ultimo esame cruciale della stagione, con il 3-0 in campionato che aleggia come un'ombra. Il ruolo del mediano nerazzurro in quell'appuntamento – che sia da titolare, subentrante o in panchina – potrebbe definire l'ultimo capitolo della sua annata 2025-26. L'Inter arriva a quella sfida da campioni che, ancora una volta, hanno dimostrato di non saper fermarsi.