Il centrocampista dell'Inter Henrikh Hamlet Mkhitaryan si trova davanti a un bivio suggestivo questo settembre: un club che viaggia con un passo già da scudetto, secondo Tuttosport, e un veterano di 37 anni il cui minutaggio in questo percorso viene centellinato piuttosto che garantito. Un'unica presenza in Serie A in questa stagione, una valutazione di 6.90, nessun gol, nessun assist — le cifre sono risicate, ma il contesto, però, è tutt'altro che scarno.

L'attuale marcia dei Nerazzurri rende il ridotto minutaggio di Mkhitaryan ancora più significativo. L'Inter di Cristian Chivu è seconda in Serie A, a punteggio pieno con 12 punti in quattro partite, quattro successi su altrettante gare e 13 gol segnati. Non è una compagine in fase di transizione o una squadra che sta affrontando un calendario particolarmente ostico. È una macchina oliata e inarrestabile, e Chivu — secondo diverse fonti — l'ha costruita con due elementi di spessore per ogni ruolo. Questa abbondanza di alternative è l'arma principale del club e, per Mkhitaryan, rappresenta la sfida più diretta e pressante.

Una valutazione AI complessiva di 74 su 100 è un dato lusinghiero per un centrocampista in questa fase della sua carriera, ma è anche un numero che impone una riflessione approfondita. A 37 anni, a Mkhitaryan non si chiede certo di reinventarsi; gli viene chiesto di mantenere la sua utilità all'interno di un sistema che non è costretto ad accomodarlo. La distinzione, in questo caso, è fondamentale. Un giocatore che si guadagna i suoi minuti attraverso la lucidità tattica e l'affidabilità in fase di esecuzione è una risorsa. Un elemento che invece li ottiene per mero sentimentalismo diventa un fardello. Nulla negli indizi disponibili suggerisce che Chivu stia agendo per sentimentalismo.

La prossima partita contro la Roma — una squadra alle prese con i propri grattacapi legati agli infortuni in vista del match — offre a Chivu una decisione tutt'altro che banale. Il potenziale offensivo dei nerazzurri in quattro partite è stato considerevole, e il fulcro del centrocampo dietro quella produzione affronterà un banco di prova significativo contro una Roma gestita da un allenatore con un approccio ben documentato votato al pressing e alla perturbazione posizionale. Se Mkhitaryan giocherà, e per quanto tempo, darà un'indicazione chiara su come il tecnico rumeno valuta l'attuale condizione dell'armeno in relazione alle esigenze tattiche imposte da un'avversaria da Champions League.

Nel frattempo, il Genoa attende l'Inter in Coppa Italia dopo aver superato il Sudtirol, il che significa che la gestione dell'organico da parte di Chivu si estenderà oltre gli impegni di campionato nelle prossime settimane. Le partite di coppa hanno storicamente offerto agli elementi di esperienza come il trequartista armeno un diverso tipo di rilevanza — non un turnover di facciata, ma un turnover mirato, dove l'esperienza nei frangenti cruciali ha un peso che la pura dinamicità non può sempre eguagliare.

Con un'unica apparizione in una stagione che l'Inter sta già trattando come una corsa scudetto, il contributo di Mkhitaryan si misurerà nei dettagli: il passaggio che rompe una linea, il pressing che innesca il recupero palla, i venti minuti finali per blindare un vantaggio. Non si tratta di un ruolo ridimensionato. È un ruolo chirurgico, e la precisione, a 37 anni, è l'unica moneta che mantiene il suo valore.