Arkadiusz Milik, attaccante della Juventus, è sceso in campo in appena due occasioni in Serie A quest'anno, senza mettere a referto né un gol né un assist e con una media voto di 6,20: statistiche che lo relegano ai margini dei piani dell'allenatore bianconero Luciano Spalletti, mentre la squadra insegue il quarto posto e la qualificazione in Champions League, forte di 64 punti in 34 partite.
Le implicazioni per la Juventus sono pesanti. La formazione di Spalletti occupa la quarta posizione, con quattro lunghezze di vantaggio sul gruppetto degli inseguitori – una battaglia per l'accesso all'UCL che, come riportato da Football Italia, si sta infiammando con il coinvolgimento di Napoli, Milan, Como e Roma. Ogni mossa in rosa assume un'importanza cruciale. In questo scenario, l'assenza quasi totale di Milik non è una semplice nota a margine, bensì un problema profondo per un centravanti di 32 anni: il suo rating AI complessivo di 70 su 100 indica una qualità ancora presente, ma il potenziale stimato a soli 45 punti a un giocatore che i dati considerano ormai oltre il suo apice.
Spalletti non ha girato intorno alle sue scelte. Interpellato prima del match contro il Milan sul motivo per cui Kenan Yildiz non partiva titolare, l'allenatore ha motivato le sue decisioni in base alla forma e alle dinamiche interne al gruppo – un approccio che delinea una gerarchia dalla quale il polacco è escluso. Milik non figura nelle formazioni ufficiali né nelle analisi tattiche delle recenti uscite juventine, inclusa l'alta posta in palio contro il Milan a San Siro.
Nel club, il discorso è già proiettato al 2026-27. Fabrizio Ravanelli, in dichiarazioni pubbliche, ha indicato Yildiz, Gleison Bremer e Francisco Conceiçao come i pilastri su cui costruire – un elenco che ignora platealmente Milik. Le parole di Ravanelli non sono vincolanti, ma rispecchiano un orientamento condiviso.
Due presenze, zero contributi diretti e uno staff che non lo cita in alcun contesto tattico: la stagione di Milik nel 2025-26 è più che altro una questione di invisibilità, non di infortuni o calo di forma. A 32 anni, con un rating di potenziale che segnala un margine di crescita limitato, la permanenza del centravanti alla Juventus oltre l'estate appare difficile da giustificare, e le evidenze – per quanto esigue – puntano tutte in un'unica direzione.