Il giorno di chiusura del mercato ha portato in casa Fiorentina una ventata di volti nuovi: il centravanti Beto, prelevato dall'Everton con un'operazione da 18 milioni di euro, Alieu Njie, arrivato in prestito dal Torino con obbligo di riscatto, e Wilfried Gnonto, che ha completato il suo trasferimento dal Leeds United. Per l'attaccante della Fiorentina Franco Mastantuono, diciannovenne, le implicazioni di tale campagna acquisti sono immediate e strutturali.

La Viola si ritrova ultima in Serie A dopo appena due giornate, a zero punti e senza aver ancora trovato la via del gol, con ben sette reti subite. La formazione di Fabio Grosso aveva un disperato bisogno di rinforzi. Ora ne ha ricevuti in abbondanza. La domanda che sorge spontanea è quale possa essere ora la collocazione di Mastantuono all'interno di un reparto offensivo che, di fatto, è stato sostanzialmente ricostruito attorno a lui nel giro di una singola finestra di mercato.

I suoi numeri nelle prime due gare di Serie A offrono ben poco a suo favore nella competizione per un posto da titolare: zero gol, zero assist, con una media voto di 6.30. Questo non è certo un verdetto condannatorio per un diciannovenne — i voti di inizio stagione raramente lo sono — ma è un giudizio neutro, e la neutralità mal si sposa con le esigenze di un club che sta ingaggiando attaccanti a ritmi serrati. Il suo punteggio AI complessivo di 55 su 100, con un potenziale di 72, lo identifica come un profilo il cui tetto di crescita è significativamente più alto della sua produzione attuale. Il divario tra questi due valori rappresenta il punto cruciale per il suo percorso professionale.

L'arrivo di Beto, un centravanti fisicamente imponente, e di Gnonto, un nazionale italiano dotato di velocità e direttezza, sposta le gerarchie nell'attacco della società. Njie aggiunge ulteriore concorrenza. Mister Grosso ora dispone di opzioni che non aveva solo una settimana fa, e le opzioni, per definizione, creano pressione sulle scelte tecniche. Il giovane Mastantuono dovrà dare il massimo in allenamento e nelle partite per mantenere un minutaggio che gli consenta di colmare il divario tra il suo status attuale e ciò che i dati suggeriscono possa diventare.

C'è un contesto più ampio da considerare in questa fase. L'avvio a secco della Fiorentina è un fallimento collettivo, non imputabile al singolo, e i nuovi arrivi sono stati ingaggiati per affrontare un problema sistemico più che per sostituire un singolo elemento. Un attaccante diciannovenne che si sta affacciando alla Serie A in un club in difficoltà non è una situazione insolita; è, di fatto, uno degli ambienti più formativi che il calcio possa offrire, a patto che il minutaggio continui a essergli garantito.

Se il tecnico Grosso deciderà di utilizzare la nuova profondità della rosa per ruotare e sviluppare il talento di Mastantuono, o se il peso dei risultati imporrà una politica di selezione più conservativa, questo definirà la prossima fase della sua stagione. La rosa gigliata è ora indubbiamente più profonda. La classifica, però, è ancora impietosa. Il percorso di crescita di Mastantuono si snoda direttamente attraverso queste due direttrici.