Il centrocampista della Juventus Manuel Locatelli ha descritto l'ultima sconfitta casalinga stagionale dei Bianconeri come "brutta" — una parola che ha più peso di qualsiasi analisi tattica post-partita. A 28 anni, con la fascia di capitano di una squadra che occupa il sesto posto in Serie A con 68 punti in 37 partite, Locatelli si trova al centro di una bagarre finale che ha compresso la classifica fino a renderla qualcosa di simile al caos.

La posta in gioco non è astratta. La Juventus, sotto la guida di Luciano Spalletti, è coinvolta in una contesa a cinque per la qualificazione alla Champions League, con Napoli, Milan, Roma e Como tutti in grado di finire con lo stesso totale di punti. Una stagione che prometteva consolidamento ha invece generato ansia. Il fatto che Locatelli abbia scelto la parola "brutta" anziché deviare verso un linguaggio tattico dice qualcosa su come lo spogliatoio interpreti il momento.

I suoi numeri individuali offrono un contrappunto alla turbolenza collettiva. In 34 presenze in Serie A in questa stagione, Locatelli ha contribuito con un gol e due assist, mantenendo una valutazione media della partita di 7.70 — una cifra che lo colloca tra i giocatori più consistenti in una rosa che ha oscillato tra competenza e fragilità. La valutazione complessiva dell'IA di 77 su 100 riflette un giocatore che opera vicino al massimo della sua forma attuale, anche se il "massimo" per un centrocampista davanti alla difesa si misura in cose che non sempre appaiono sul tabellino: posizionamento, ritmo, il passaggio che previene piuttosto che crearne.

L'ultima partita, in trasferta contro la Fiorentina — che viaggia senza Moise Kean — rappresenta l'ultima opportunità per la Juventus di assicurarsi il posto in Champions League sul campo. L'assenza del capocannoniere della Fiorentina semplifica il calcolo difensivo per la squadra di Spalletti, ma la Juventus ha dimostrato in questa stagione di essere capace di rendere complicate situazioni semplici.

Il ruolo di Locatelli in ciò che seguirà sarà strutturale. Come capitano e centrocampista più responsabile del controllo del ritmo di gioco, è la figura a cui Spalletti si rivolgerà quando la partita si farà più tesa. La sconfitta "brutta" a cui ha fatto riferimento non è stata solo un risultato — è stato un avvertimento su ciò che accade quando la Juventus perde la sua compattezza sotto pressione. Se riusciranno a mantenerla per novanta minuti a Firenze, con un posto in Europa in palio, è la domanda verso cui la stagione ha condotto.

Un capitano che parla apertamente del fallimento è di solito uno che capisce cosa sia necessario per correggerlo.