La Juventus ha abbandonato il Via del Mare con i tre punti in tasca, grazie a un lampo decisivo nei primi sessanta secondi: un gol isolato che ha resistito a due reti annullate, quattro cambi del Lecce e alla pressione incessante dei padroni di casa nel secondo tempo, senza che questi sfiorassero davvero il pareggio.

Dušan Vlahović, l'attaccante serbo della Juventus, ha risolto la contesa prima ancora che gran parte del pubblico si fosse accomodata. Andrea Cambiaso, il difensore dei Bianconeri schierato sulla fascia sinistra, ha servito l'assist vincente e Vlahović ha trasformato l'occasione, fissando l'1-0 al primo minuto. Quello è stato l'unico acuto della gara, sebbene i piemontesi non abbiano lesinato sforzi per ampliarlo: nella ripresa, il serbo ha visto un gol cancellato per fuorigioco al 48', seguito da un altro negato a Pierre Kalulu al 59'. Entrambe le chiamate sono state convalidate, lasciando invariato il tabellone sul 0-1 per gli ospiti.

Quei due interventi del VAR, concentrati in undici minuti del secondo tempo, non vanno letti come recriminazioni, bensì come testimonianza della supremazia territoriale juventina dopo l'intervallo. La formazione di Luciano Spalletti non si è limitata a gestire il vantaggio in difesa; ha proseguito nell'attacco alla porta, centrando la rete solo per incappare nella trappola del fuorigioco. Che il margine finale sia rimasto esiguo dipende più dalla geometria del campo che da un deficit di aggressività.

Vlahović ha lasciato il campo al 77', sostituito da Emil Holm, ma aveva già impresso il suo marchio: un gol, una marcatura annullata e quella presenza ingombrante che obbliga una difesa a riorganizzarsi intorno a lui per tutto il tempo in cui resta in partita. Il suo voto di 7.3 rispecchia un rendimento pragmatico più che sfarzoso. Cambiaso, autore dell'assist prima di essere rilevato all'83', ha eguagliato quel 7.3, e la loro intesa nei primi istanti ha sintetizzato l'identità della Juventus negli ultimi mesi: diretta, determinata e letale quando l'opportunità si presenta.

Per il Lecce, il migliore in campo è stato il portiere Wladimiro Falcone, con un voto di 7.9 che svetta su ogni prestazione dei suoi, superando persino quello di Michele Di Gregorio, il numero uno ospite valutato 8.2 dai tifosi avversari. Che il protagonista dei salentini sia stato l'ultimo baluardo difensivo racconta da solo la cronaca: la squadra di Eusebio Di Francesco ha mostrato organizzazione sufficiente a limitare i danni, ma ha generato troppo poco in avanti per impensierire una difesa che, nelle ultime cinque uscite, ha incassato un solo gol. I quattro avvicendamenti decisi da Di Francesco tra il 62' e il 76' – con Francesco Camarda al posto di Walid Cheddira e Gaby Jean per Oumar Ngom – hanno rinfrescato forma e intensità dell'attacco, ma sono arrivati senza il fondamento necessario per incidere.

La Juventus, nelle ultime cinque partite, vanta tre vittorie, due pareggi e zero ko, con cinque reti realizzate e una subita: un dato che sottolinea non tanto un dominio schiacciante, quanto una gestione controllata. Le ultime tre sfide – questa affermazione, il pari casalingo con l'Hellas Verona e l'1-1 in trasferta contro l'AC Milan – ritraggono una squadra che non cede terreno neppure nei momenti di stallo, segno di una solidità strutturale più che di un impeto passeggero. Al contrario, il Lecce ha raccolto quattro punti nelle ultime tre e cinque nelle precedenti cinque, un rendimento che denota capacità sporadiche – come la vittoria a Pisa del 1° maggio – ma non la costanza per sfidare formazioni come quella attuale dei bianconeri.

Tra un mese, questa sfida non verrà ricordata per il suo pathos, bensì per la sua rigida disciplina: la Juventus ha colpito al primo minuto, protetto il vantaggio per gli altri 89 e lasciato il Salento con esattamente ciò che era venuta a cercare.