Lazio e Udinese hanno diviso la posta all'Olimpico lunedì sera, terminando 3-3 in una partita la cui intera narrazione è stata riscritta negli ultimi dieci minuti. Quattro dei sei gol sono arrivati tra l'80° e il 90°, trasformando quella che era stata una gara controllata in qualcosa di considerevolmente meno ordinato sia per la Lazio di Maurizio Sarri che per l'Udinese di Kosta Runjaic.
L'incontro ha proceduto a ritmo misurato nel primo tempo. L'attaccante laziale Boulaye Dia ha sbloccato il risultato al 18°, e il match ha trovato una cadenza che suggeriva come un gol potesse rivelarsi decisivo. Entrambi gli allenatori hanno effettuato sostituzioni all'intervallo — segnale che nessuna delle due squadre era soddisfatta di quanto visto. La ripresa è ripresa con un gol laziale al 50° che ha ristabilito il vantaggio dei padroni di casa, e un tiro all'80° ha fissato il risultato sul 3-1, apparentemente chiudendo la questione con dieci minuti ancora da giocare.
Quello che è seguito ha completamente ribaltato quella lettura. L'esterno friulano Jürgen Ekkelenkamp ha accorciato le distanze all'86°, e poi, nel caos concentrato del 90°, due gol sono arrivati in rapida successione — uno per ciascuna squadra — per produrre il pareggio finale. La squadra di Sarri, avendo condotto per due reti di vantaggio con dieci minuti da disputare, se n'è andata con un solo punto.
Il giocatore che ha maggiormente plasmato il capitolo centrale della partita è stato il fantasista laziale Tijjani Noslin. Operando sulla linea d'attacco in un sistema che Sarri ha utilizzato per concedere a Noslin libertà posizionale, è stato protagonista nelle fasi di costruzione che hanno generato lo slancio offensivo della Lazio nella ripresa prima del crollo. Il suo contributo è più difficile da ridurre a un singolo numero proprio perché il suo lavoro — gli inneschi del pressing che genera, le corse diagonali che hanno allungato la linea difensiva friulana — ha aperto varchi che altri hanno sfruttato. Il gol del 50° che ha fissato il 2-1 è scaturito dal tipo di pressione sostenuta che il movimento di Noslin produce, anche quando non è lui a finalizzare.
L'assetto difensivo dell'Udinese è stato smantellato non tanto da errori individuali quanto dal peso cumulativo delle ripartenze offensive laziali nella ripresa. La squadra di Runjaic aveva travolto l'AC Milan 3-0 in trasferta all'inizio di aprile, dimostrando di poter difendere con disciplina contro avversarie della parte alta della classifica. Qui, la decisione di inseguire il risultato dopo essere finiti sotto 3-1 — operando tre cambi all'82° — li ha esposti al contropiede mentre contemporaneamente ha creato lo slancio che ha generato due reti tardive. La scommessa ha mezzo funzionato, esito il più scomodo da analizzare per un allenatore.
In classifica, entrambi i club raccolgono un punto da una partita che ne valeva tre. La Lazio ha maturato otto punti nelle ultime cinque giornate, un bottino che la mantiene in contesa per i piazzamenti europei ma non accelera la spinta. L'Udinese conta otto punti identici nello stesso arco temporale, e la propria posizione a metà graduatoria rimane stabile senza essere confortevole. Il pareggio preserva la simmetria negli scontri diretti tra questi club — due incroci questa stagione, due pareggi — e nessuna delle due formazioni può rivendicare il risultato come fonte di slancio.
Un mese da ora, questa partita sarà ricordata come quella in cui la Lazio ha dominato 3-1 a dieci minuti dal termine e non ha vinto.