Il centrocampista della Juventus Teun Koopmeiners ha iniziato titolare nella sfida casalinga dei Bianconeri in Europa League contro lo Stade Rennais giovedì, una partita che si è conclusa 2-2 grazie all'intervento decisivo di Nick Woltemade che ha salvato un punto per la Juventus, costretta in difficoltà per larghi tratti. Un'altra serata che ha sollevato dubbi sulla direzione di questa squadra — e, di conseguenza, sul ruolo che l'olandese riuscirà a ricoprire.

La risposta dello stesso Koopmeiners alle critiche è stata rivelatrice. Ha parlato pubblicamente della necessità di guardarsi indietro, a ciò che ha fatto bene negli ultimi due anni — un'affermazione che suona più come un ancoraggio psicologico consapevole che come una semplice evasione. Per un giocatore la cui stagione in Serie A ha prodotto finora un gol e un assist in cinque presenze, con una media voto di 6.86, i numeri sono rassicuranti piuttosto che dominanti. Una valutazione complessiva AI di 75 su 100 suggerisce un atleta che opera entro il suo tetto prestabilito, non uno capace di superarlo.

Luciano Spalletti, tecnico della Juventus, ha offerto un giudizio puntuale attorno alla medesima gara, riconoscendo che i suoi giocatori sono costretti a porsi interrogativi e che la loro consapevolezza è stata stimolata. È il linguaggio che un allenatore impiega quando i risultati non traducono il lavoro sottostante in chiarezza — e si applica a Koopmeiners quanto a chiunque altro in quello spogliatoio.

La Juventus è ottava in Serie A con 11 punti da sette giornate, con un bilancio di tre vittorie, due pareggi e due sconfitte. Le colonne dei gol segnati e subiti sono quasi in equilibrio, un dato che racconta di una squadra priva di un margine decisivo in alcuna direzione. Koopmeiners, quale incursore chiamato a fare da collante e a incidere in entrambe le fasi, opera precisamente nello spazio dove tale squilibrio è più evidente.

Il pareggio contro il Rennais — con Woltemade che ha ristabilito il 2-2 — mantiene la Juventus in corsa in Europa ma non risolve l'interrogativo più profondo della continuità. L'istinto del mediano di radicarsi nella sua storia recente piuttosto che nel rumore mediatico è comprensibile, persino lodevole. Ma l'evidenza di questa stagione suggerisce che ha bisogno di essere il giocatore che determina le partite, non colui che vi partecipa semplicemente. A 28 anni, con i propri anni migliori pienamente giunti, il margine per la pazienza si sta assottigliando.