Fabio Paratici ha dichiarato che la Fiorentina non ha alcun obbligo di vendere Moise Kean, ponendo fine alle voci di mercato che lo legavano al Como e che avevano preso slancio nei giorni intorno alla sconfitta per 4-0 della Viola nella partita di apertura contro la Roma all'Olimpico il 25 agosto.

Il significato di quella dichiarazione va oltre le dinamiche di mercato. Kean, 26 anni, è ora il punto focale di un club in reale sofferenza — ultimo in Serie A dopo una partita, quattro gol subiti, nessuno segnato. L'insistenza di Paratici sul fatto che non ci sia bisogno di vendere è anche, implicitamente, un'insistenza sul fatto che Kean faccia parte della soluzione. Se le prove supportino tale fiducia è la domanda più scottante.

Nella serata contro la Roma, Kean ha ricevuto un voto di 6.50 — funzionale, né dannoso né decisivo. La tripletta di Donyell Malen, ogni gol creato da Paulo Dybala, ha reso irrilevante la produzione offensiva della Fiorentina ben prima del fischio finale. La squadra di Fabio Grosso ha registrato zero gol nella partita di apertura e l'entità della sconfitta ha spinto il presidente del club Rocco Commisso ad affrontarla direttamente, riconoscendo che il risultato ha fatto male pur esprimendo la fiducia che la squadra sarebbe migliorata.

Kean ha trovato la rete in Coppa Italia in questa stagione, sebbene quel gol sia arrivato in una competizione diversa e in un contesto diverso — un promemoria che la sua incisività esiste, anche se deve ancora tradursi in moneta di Serie A per la Viola in questa stagione.

L'interesse del Como non era privo di logica. La squadra di Cesc Fàbregas è in Champions League, e un attaccante del profilo di Kean che cerca il calcio europeo a 26 anni è un'ambizione razionale. La smentita pubblica di Paratici suggerisce che la dirigenza della Fiorentina lo consideri troppo importante per cederlo, in particolare con la squadra che ora ha bisogno di rispondere a un risultato di apertura negativo.

Grosso affronta il compito più difficile di convertire quella fiducia della dirigenza in qualcosa di visibile sul campo. La Fiorentina si trova in fondo alla classifica con una differenza reti di meno quattro, e la pressione per produrre risultati offensivi — da Kean soprattutto — si intensificherà solo con l'avanzare del calendario.