La Lazio ha vinto 0-3 all'Allianz Stadium domenica sera, e il margine è stato costruito su una rete nel primo tempo che ha esposto le fragilità difensive della Juventus, seguita da due reti nella ripresa — una da gioco aperto, l'altra da una sostituzione — che hanno confermato come la squadra di Ivan Gattuso stia operando a un livello che i padroni di casa semplicemente non potevano raggiungere.
La sequenza decisiva ha avuto inizio al 37', quando il difensore della Lazio Oliver Provstgaard è stato trovato dall'esterno biancoceleste Mattia Zaccagni per l'apertura delle marcature. Era una rete che arrivava controcorrente rispetto al bilancio casalingo della Juventus in questa stagione ma del tutto coerente con l'andamento in trasferta dei biancocelesti: la squadra di Gattuso aveva incassato soltanto quattro gol nelle cinque uscite precedenti. La risposta di Luciano Spalletti è stata quella di ritirare il centrocampista della Juventus Kerim-Sam Alajbegović per Nick Woltemade all'intervallo, un cambio che ha modificato l'assetto offensivo ma non ha invertito le sorti della partita.
Il secondo gol, messo a segno dall'attaccante della Lazio Gustav Isaksen al 66' su passaggio decisivo di Nuno Tavares, è giunto nel momento in cui la Juventus risultava maggiormente esposta — subito dopo che Spalletti aveva calato Edon Zhegrova e Francisco Conceição al 67' con una doppia sostituzione che parlava di desperazione più che di calcio organizzato. La rete di Isaksen ha fissato il 0-2 e ha praticamente archiviato il discorso. Gattuso ha gestito con intelligenza la fase conclusiva, richiamando lo stesso Isaksen al 79' e Zaccagni all'86°, preservando entrambi i giocatori con il risultato ormai acquisito.
Il terzo gol, realizzato all'89' dalla sostituzione della Lazio Fisayo Dele-Bashiru — su assist della sostituzione Andrea Pinamonti — ha sottolineato la profondità della rosa di Gattuso. Entrambi gli elementi erano entrati al 69', e nel giro di venti minuti Dele-Bashiru aveva firmato il passaggio definitivo del tracollo. Che una squadra possa immettere due attaccanti dalla panchina e averne uno contribuire con una marcatura decisiva in trasferta è un segnale di qualità genuina in tutta la rosa, non soltanto negli undici iniziali.
La serata della Juventus è stata caratterizzata da ciò che non ha saputo produrre piuttosto che da ciò che le è stato tolto. Ha concluso senza gol, senza ammonizioni, e con tutte e cinque le sostituzioni bruciate — il massimo consentito — sintomo che Spalletti inseguiva il risultato già da tempo. I bianconeri avevano battuto l'Atalanta 2-0 in casa a settembre e pareggiato con l'AC Milan, ma le sconfitte contro il Sassuolo e ora contro la Lazio rivelano una squadra che ancora non ha trovato continuità di rendimento di fronte a squadre con velleità genuine. Nelle ultime cinque partite, questa inclusa, la Juventus ha raccolto soltanto cinque punti su quindici disponibili — una vittoria, due pareggi, due sconfitte — un bilancio che mette in seria discussione le premesse iniziali della loro stagione.
La parabola della Lazio racconta una storia diametralmente opposta. La formazione di Gatturo è arrivata a questo impegno forte di quattro vittorie e un pareggio nelle cinque partite precedenti, incassando soltanto quattro reti in questo arco. Questo risultato non altera questi numeri — la finestra temporale di cinque match inclusa domenica continua a leggere quattro successi e un pari — ma la modalità della vittoria, tre reti senza risposta contro la Juve in casa, aggiunge una componente qualitativa che i soli numeri non riescono a catturare pienamente. Nelle ultime tre partite inclusa questa, i biancocelesti hanno vinto tutte e tre, segnando otto gol e subendone soltanto uno.
Tra un mese, quello che rimarrà di questa partita non sarà il solo risultato ma l'immagine delle sostituzioni della Lazio che hanno completato l'opera resa inevitabile dai titolari — la fotografia di una squadra che Gattuso ha costruito con genuina ampiezza e profondità.