L'Inter ha superato il Monza per 4-1 a San Siro sabato scorso, un divario che si è ampliato in un lasso di nove minuti dopo la pausa, durante i quali la formazione di Cristian Chivu ha siglato tre reti a porta inviolata, trasformando un gol di vantaggio in una goleada che il punteggio, a conti fatti, non esagera affatto.

L'incontro era iniziato in modo piuttosto lineare. Il centrocampista dell'Inter Hakan Çalhanoğlu ha sbloccato il risultato per i nerazzurri al sesto minuto, servito da un passaggio decisivo di Andy Diouf, e per una ventina di minuti i padroni di casa hanno dettato il ritmo. Il pareggio del Monza, quando è arrivato, è stato di pregevole fattura: Gustavo Varela ha ristabilito la parità al 29°, grazie all'assist di Mathis Mout, e la squadra di Ivan Juric aveva brevemente riaperto la contesa. Gli ultimi dieci minuti del primo tempo sono diventati tesi – Lautaro Martínez ha ricevuto un cartellino giallo al 34°, Çalhanoğlu un altro nel recupero – e le squadre sono andate negli spogliatoi sul punteggio di parità.

La ripresa, tutt'altra storia. Piotr Zielinski ha riportato avanti l'Inter al 48° minuto, e poco dopo Chivu ha operato una doppia sostituzione al 54° che ha radicalmente mutato il volto del match: Ange-Yoan Bonny ha rilevato Lautaro Martínez, e Petar Sučić è entrato al posto del già ammonito Çalhanoğlu. Entro sessanta secondi da questi cambi, Francesco Pio Esposito dell'Inter – ancora una volta assistito da Diouf – ha siglato il 3-1. Otto minuti più tardi, Esposito si è trasformato in uomo assist, e il difensore dell'Inter Yann Bisseck è arrivato per finalizzare e realizzare il poker. Dal 48° minuto, con la rete di Zielinski, al 63°, con il gol di Bisseck, l'Inter aveva gonfiato la rete tre volte in un quarto d'ora, contro un Monza privo di risposte.

Il giocatore che ha orchestrato la manovra del pomeriggio con maggiore costanza è stato Andy Diouf dell'Inter. Due assist – quello per la rete d'apertura di Çalhanoğlu e il terzo gol per Esposito – lo hanno posto al centro della costruzione offensiva interista. Il suo contributo non è stato casuale: entrambe le palle gol create sono arrivate in momenti strutturalmente cruciali, la prima indirizzando il match entro sei minuti, la seconda giungendo immediatamente dopo le sostituzioni che avrebbero potuto spezzare il ritmo dei nerazzurri. Diouf è stato sostituito al 75° minuto da Luis Henrique, a quel punto il lavoro era già stato completato.

Il Monza si è presentato a San Siro reduce da un'estate trascorsa in Serie B, e il divario nel ritmo agonistico si è palesato nella ripresa. La squadra di Juric aveva battuto l'Avellino per 3-0 nel suo precedente impegno prima di questa partita, ma quello era un avversario di tutt'altra caratura, e il salto di qualità si è reso evidente una volta che l'Inter ha trovato la giusta cadenza nel secondo tempo. Il pareggio di Varela aveva offerto al Monza un punto d'appoggio effimero: le tre sostituzioni operate da Juric al 70° minuto – Omari Forson, Nicolas Galazzi e Patrick Cutrone introdotti contemporaneamente – sono giunte a partita già ampiamente decisa. Un cartellino giallo per Lorenzo Lucchesi all'84° minuto, seguito dalla sua immediata sostituzione, ha aggiunto una nota di disordine a un pomeriggio già difficile.

La forma dell'Inter nelle ultime cinque gare – un periodo che include Serie A e Coppa Italia – recita tre vittorie, due pareggi e nessuna sconfitta, con tredici reti all'attivo e cinque al passivo. Le ultime tre di quelle partite, tuttavia, tratteggiano un quadro leggermente più cauto: un successo e due pari, con otto gol segnati e cinque subiti. Questo risultato, dunque, rappresenta un'affilatura del reparto offensivo piuttosto che una continuazione della recente prudenza, e il modo di segnare nel secondo tempo – tre gol in quindici minuti, due dei quali arrivati dopo le sostituzioni – suggerisce che Chivu abbia a disposizione una rosa profonda, in grado di imprimere una svolta alla partita anziché limitarsi a una gestione.

Tra un mese, questa partita non resterà impressa per il solo punteggio, ma per ciò che i due assist di Diouf hanno rivelato: che l'architettura offensiva dell'Inter non è vincolata a un unico, imprescindibile interprete.