Sette giorni fa, Atalanta e Hapoel Tel Aviv hanno concluso con un pareggio a reti inviolate a Bergamo. Ora la contesa si sposta in Israele e la vera questione non è se il match d'andata abbia fedelmente rispecchiato l'andamento del confronto — e così è stato — ma se una delle due formazioni abbia la determinazione per sovvertire l'equilibrio quando il ritorno lo esigerà.

La posta in palio è chiara e diretta. L'Hapoel Tel Aviv, sotto la guida di Elyaniv Barda e sostenuto dal proprio pubblico, necessita di un gol per forzare i supplementari o, in alternativa, per puntare direttamente alla qualificazione; l'Atalanta, con Maurizio Sarri in panchina, deve trovare la via del gol per prima o mantenere nuovamente la porta inviolata per progredire nel turno. Una replica dello 0-0 dell'andata tra Atalanta e Hapoel Tel Aviv, secondo le normative UEFA sui gol in trasferta o le procedure di spareggio complessivo, renderebbe necessaria un'ulteriore risoluzione. Entrambe le formazioni sanno perfettamente cosa dovranno produrre nell'arco dei novanta minuti.

Lo stato di forma dell'Atalanta, in vista di questo cruciale impegno, rivela un momento di flessione. Nelle ultime cinque uscite stagionali — una vittoria, tre pareggi, una sconfitta — i nerazzurri hanno siglato quattro reti e ne hanno incassate altrettante, un bilancio che non evidenzia né solidità difensiva né brillantezza offensiva. Ristringendo l'analisi alle ultime tre gare, il quadro si fa più cupo: nessuna vittoria, due pareggi e una sconfitta, con un solo gol realizzato e due subiti. Una parabola discendente, giunta in un frangente in cui la squadra di mister Sarri non può permettersi passi falsi. L'unico successo nel quinquennio di partite è stato in trasferta contro il Milan, un pirotecnico 2-3 che ha dimostrato la capacità della Dea di essere incisiva quando l'occasione lo impone. Tuttavia, la successiva sequenza di risultati ha intaccato gran parte di quella fiducia.

I dati relativi all'Hapoel sono più frammentari: una sola gara considerata nel periodo esaminato, ovvero il pareggio a reti inviolate a Bergamo. Ciò che ne emerge è la capacità della formazione di Barda di organizzarsi difensivamente contro un'avversaria di Serie A, anche in trasferta. Replicare quella disciplina tra le mura amiche, trovando al contempo una soluzione in fase offensiva, rappresenta la doppia sfida.

Il confronto tattico si preannuncia come uno scontro tra filosofie di gioco contrapposte. L'Atalanta di Sarri ha registrato tre pareggi nelle ultime cinque partite, un dato che suggerisce una squadra incline al controllo del gioco, ma poco incisiva in zona gol — orientata al possesso palla ma inefficace negli ultimi trenta metri. L'Hapoel, dopo aver imbrigliato la Dea a Bergamo senza subire reti, si appresta probabilmente ad assorbire nuovamente la pressione e a cercare la ripartenza giusta. La questione centrale è se il centrocampo atalantino sarà in grado di generare sufficiente movimento verticale per scardinare un blocco basso che, in precedenza, non è riuscito a superare. La solida organizzazione difensiva dell'Hapoel ha retto per tutti i novanta minuti a Bergamo; la variabile tattica cruciale sarà capire se riuscirà a resistere per altri novanta tra le mura amiche, con il supporto del proprio pubblico e la spinta ad attaccare. Qualora la formazione di Barda dovesse spingersi più in avanti, finirebbe con l'esporsi, lasciando varchi che gli attaccanti atalantini sarebbero pronti a sfruttare.

La lacuna più evidente dell'Atalanta si riscontra in zona gol. Un solo gol all'attivo nelle ultime tre gare non è una siccità temporanea, ma un trend preoccupante, che si manifesta proprio nel momento cruciale della stagione. La criticità dell'Hapoel è speculare: la formazione israeliana non ha segnato nella sua unica apparizione in questa campagna europea, e creare occasioni contro un impianto difensivo organizzato da Sarri richiede una qualità costante negli ultimi trenta metri, finora non dimostrata.

L'Atalanta è in calo di forma, il suo potenziale offensivo è anemico e si trova di fronte a una squadra che non ha nulla da perdere, sospinta dal proprio pubblico. Il risultato più probabile è un'altra sfida equilibrata e avara di reti. Tuttavia, la pressione derivante dalla posta in palio rende un gol nei primi quarantacinque minuti, da una delle due parti, la variabile decisiva. Il fattore campo favorevole all'Hapoel e l'inefficacia atalantina in zona gol fanno pendere l'ago della bilancia verso un 1-0 per l'Hapoel Tel Aviv, che porterebbe la contesa ai tempi supplementari.