Hapoel Tel Aviv 0-1 Atalanta: l'episodio chiave del match è arrivato sessanta secondi dall'ingresso in campo di Gianluca Scamacca, una rete decisiva al 72° minuto che ha chiuso lo spareggio di Conference League, rimasto in bilico dopo l'andata a Bergamo, terminata a reti inviolate.
Il primo round non aveva prodotto reti. L'Atalanta, guidata da Maurizio Sarri, aveva impattato 0-0 in casa contro l'Hapoel Tel Aviv il 20 agosto, un risultato che aveva conferito alla formazione israeliana una solida fiducia in vista della sfida di ritorno. E per buona parte della prima ora di gioco a Tel Aviv, quella fiducia ha retto. L'assetto difensivo dell'Hapoel — con Falcão in mediana, e Chico e Mayembo a blindare la linea difensiva — ha contenuto l'undici di partenza dell'Atalanta, mantenendo la porta inviolata. L'equilibrio sul punteggio complessivo ha resistito per buona parte della ripresa.
La mossa di Sarri è arrivata al 60° minuto: Mario Pašalić ha rilevato Lazar Samardžić, mentre Charles De Ketelaere è subentrato a Giacomo Raspadori. L'assetto è mutato, gli interpreti si sono rinfrescati, ma la rete che avrebbe rotto l'equilibrio non è arrivata immediatamente. È servita una seconda raffica di sostituzioni undici minuti dopo — Scamacca per Nikola Krstović, Lorenzo Bernasconi per Sead Kolasinac — per cambiare finalmente l'inerzia del match. Entro sessanta secondi dall'ingresso in campo, l'attaccante dell'Atalanta Gianluca Scamacca ha siglato l'unico gol della serata. Il tempismo è stato quasi perfetto: un subentrato chiamato in causa per offrire una diversa soluzione offensiva, che ha fornito il contributo decisivo prima che la difesa avversaria potesse prendere le misure alla sua presenza.
La rete di Scamacca non è stato solo un gesto tecnico individuale di grande impatto; è stato il culmine di una gestione dei cambi che Sarri ha attuato con lucidità insolita. La Dea aveva conquistato sette punti nelle ultime tre partite tra Conference League e Serie A — inclusa una vittoria per 2-1 contro il Sassuolo il 23 agosto — e la fiducia radicata in quella striscia positiva di risultati era visibile nel modo in cui l'allenatore ha gestito il finale del match senza cedere al panico, fidandosi del proprio piano anche quando il punteggio restava fermo sullo zero.
L'Hapoel, sotto la guida di Elyaniv Barda, non è stato passivo. Ha operato cinque cambi, con un turnover massiccio dal 66° minuto in poi, e le quattro ammonizioni rimediate — Falcão al 19°, Marcus Coco all'84°, un calciatore non identificato all'88°, e Chico nei minuti di recupero — sono il segnale di una squadra che ha lottato con intensità anche mentre il match gli sfuggiva di mano. Il nodo, però, era strutturale: l'Hapoel non ha prodotto occasioni da rete nell'arco dei due incontri, chiudendo a secco in entrambi i confronti contro lo stesso avversario. La formazione di Barda ha strappato il pareggio nell'andata con un'attitudine prettamente difensiva; nella gara di ritorno, quella stessa impostazione difensiva non è bastata una volta che la panchina nerazzurra ha cambiato le carte in tavola.
Lo stato di forma dell'Atalanta nelle ultime tre partite — due vittorie e un pareggio, sette punti, tre gol segnati e uno subito — riflette una squadra che sta prendendo slancio all'inizio di una nuova stagione. L'Hapoel, al contrario, ha raccolto un solo punto nelle ultime due gare, entrambe contro lo stesso avversario, senza riuscire a trovare la via del gol. Il computo complessivo, 1-0 per l'Atalanta nell'arco delle due partite, è uno specchio fedele di dove si trova ciascuna squadra in termini di esperienza europea e ampiezza della rosa, anche se il gap qualitativo è diventato visibile solo nell'ultimo quarto d'ora del match.
Tra un mese, il ricordo di questo match sarà legato alla più semplice delle equazioni: Sarri ha chiamato in causa Scamacca, e l'attaccante ha siglato il gol entro sessanta secondi. È il classico cambio che certifica la lettura del match da parte di un tecnico e che ha sbloccato un confronto rimasto bloccato per quasi 160 minuti di calcio giocato.