Marco Giampaolo, allenatore della Cremonese, ha definito Jamie Vardy "un giocatore di livello superiore" dopo che l'attaccante 39enne è andato in gol contro l'Udinese, tenendo vive le speranze di salvezza in Serie A dei grigiorossi in vista dell'ultima giornata di campionato.
Il peso di questa valutazione non è un mero complimento. La Cremonese occupa la 18ª posizione con 34 punti in 37 gare — frutto di otto vittorie, dieci pareggi e diciannove sconfitte — e una differenza reti eloquente, che testimonia come la squadra abbia incassato ben più di quanto prodotto. Il fatto che Vardy rimanga il più chiaro punto di riferimento offensivo in un organico così limitato è sia un tributo all'inglese che un'amara constatazione sulle carenze delle risorse che lo circondano.
Il suo rendimento stagionale ne è la chiara dimostrazione. Sei reti e due assist in 27 presenze, con un voto medio di 6.60, rappresentano un contributo costante, seppur non prolifico, da parte di un centravanti che ha compiuto 39 anni a gennaio. Per una squadra che ha realizzato solo 31 gol in 37 partite di campionato, il coinvolgimento diretto di Vardy in otto reti assume un valore proporzionale significativo. Non è stato una pedina di contorno sostenuta da un reparto offensivo efficiente; è stato lui l'attacco.
La prospettiva di Giampaolo — secondo cui la Cremonese "può solo fare del nostro meglio" — indica un tecnico che gestisce le aspettative, pur riconoscendo il divario tra il limite intrinseco del suo organico e quanto Vardy è in grado di offrire individualmente. In questa fase di una carriera che si è prolungata ben oltre la maggior parte delle previsioni, il centravanti non sta affatto vivendo di rendita. È, a riprova di quanto mostrato in questa stagione, ancora il calciatore più pericoloso in una squadra che lotta strenuamente per evitare la retrocessione.
Resta una sola partita. Il destino della Cremonese non è ancora scritto, e la rete di Vardy contro l'Udinese ha garantito che le speranze restino intatte.