La Fiorentina ha travolto il Benevento al Franchi venerdì sera, vincendo 4-1 nel primo turno di Coppa Italia con una prestazione quasi interamente definita da un'ondata offensiva devastante di quattro reti nei primi cinquanta minuti. La formazione di Paolo Vanoli ha impiegato meno di due minuti per prendere il controllo del match e non lo ha più ceduto.

Il centrocampista islandese della Fiorentina, Albert Guðmundsson, ha aperto le marcature al secondo minuto — un chiaro segnale delle intenzioni di una squadra che aveva mantenuto il suo slancio dalla pausa estiva, dopo aver espugnato il campo della Juventus e pareggiato con l'Atalanta nelle ultime due gare di Serie A della stagione precedente. Quella rete iniziale ha dettato il ritmo per un primo tempo in cui il Benevento, allenato da Antonio Floro Flores, ha faticato a imporre qualsiasi struttura di gioco. Il centrocampista della Fiorentina Moise Kean ha raddoppiato il vantaggio al 35° minuto, convertendo un assist di João Mário per portare il risultato sul 2-0 all'intervallo.

La partita è stata virtualmente archiviata in un lasso di tempo di quattro minuti immediatamente dopo l'inizio della ripresa. Il difensore della Fiorentina Luca Ranieri, assistito da Radu Drăguşin, ha firmato il 3-0 al 48° minuto, e due minuti dopo Cher Ndour — centrocampista della Fiorentina — ha calato il poker su passaggio decisivo di Marco Brescianini. Quattro reti in 48 minuti effettivi, due delle quali maturate prima che il Benevento potesse riorganizzarsi dopo l'intervallo: un parziale che ha reso la contesa una formalità. Il tecnico Vanoli ha operato una sostituzione nell'intervallo, un cambio che non ha minimamente spezzato il ritmo — anzi, la squadra ha accelerato ulteriormente.

L'uomo chiave in questo frangente è Ndour, la cui rete al 50° minuto è stata quella decisiva, ampliando il vantaggio a un divario che il Benevento non aveva realistiche chance di ricucire. Il passaggio decisivo di Brescianini è stato l'anello di congiunzione, ma la finalizzazione di Ndour ha confermato che la profondità del centrocampo viola — Guðmundsson, Fagioli, Brescianini, Ndour tutti titolari — ha fornito a Vanoli opzioni che un avversario di questo calibro in Coppa Italia non poteva certo pareggiare. Lo stesso Guðmundsson è stato poi rilevato al 58° minuto, avendo già ampiamente assolto il suo compito nei primi due minuti e durante l'intera frazione iniziale.

La reazione del Benevento è giunta al 54° minuto — una rete siglata da un giocatore non specificato che ha provvisoriamente fissato il punteggio sul 4-1 — ma è arrivato un minuto troppo tardi per avere un reale impatto psicologico e ha spinto il tecnico Floro Flores a operare un triplice cambio al 55° minuto, gettando nella mischia tra gli altri Simone Verdi e David Okereke. La sostituzione multipla è stata interpretata meno come un tentativo di aggiustamento tattico e più come la presa d'atto che la partita era ormai compromessa. L'undici giallorosso, impostato con un centrocampo folto che vedeva Prisco, Maita, Lamesta, Giugliano e Talia, palesava una carenza di peso offensivo per impensierire la retroguardia della Fiorentina. Il cartellino giallo rimediato da Pietro Beruatto nel tempo di recupero è stato la chiosa appropriata di una serata difficile.

Lo stato di forma della Fiorentina nelle ultime tre gare — due vittorie e un pareggio, con sette reti realizzate e due subite — riflette una squadra che ha trovato consistenza in entrambe le fasi di gioco. L'arco delle ultime cinque partite è più variegato: una pesante sconfitta in trasferta contro la Roma si affianca al successo sulla Juventus e al pari con l'Atalanta, suggerendo che la formazione di Vanoli può essere messa in difficoltà da avversarie d'élite, ma è pienamente in grado di imporsi su rivali di pari o inferiore livello. Contro il Benevento, il divario tecnico era semplicemente troppo marcato perché il risultato potesse essere messo in discussione, una volta che Guðmundsson aveva trafitto la porta avversaria al secondo minuto.

Tra un mese, ciò che conterà di questa partita non sarà tanto il punteggio quanto il segnale lanciato: la Fiorentina ha inaugurato la sua campagna in Coppa Italia con la stessa fluidità offensiva con cui aveva chiuso la stagione di campionato, e la politica di rotazione di Vanoli — cinque cambi effettuati, con diversi titolari lasciati a riposo nel secondo tempo — suggerisce una rosa con una profondità tale da poter affrontare un impegno di coppa come una vera e propria audizione, anziché un gravoso compito.