Il presidente dell'Inter Beppe Marotta ha confermato questa settimana che il club ha esercitato una clausola contrattuale reciproca con il centrocampista nerazzurro Federico Dimarco, chiudendo una delle questioni amministrative più pressanti che gravavano sulla stagione dell'Inter. L'annuncio è arrivato la sera stessa in cui l'Inter ha demolito il Feyenoord per 3-0 in Champions League, un risultato che ha offerto ai vertici societari uno sfondo di fiducia per le loro dichiarazioni pubbliche.
L'importanza della soluzione contrattuale non va sottovalutata. A 28 anni, Dimarco entra nella fase in cui un centrocampista di fascia sinistra con il suo profilo o consolida il proprio status in un grande club o inizia un lento scivolamento verso palcoscenici minori. La conferma di Marotta che la clausola è stata esercitata di comune accordo elimina l'incertezza che complicava qualsiasi valutazione onesta della traiettoria di Dimarco in questa stagione, e in quella traiettoria c'è un'incertezza reale che merita di essere analizzata.
Dopo dieci partite della Serie A 2026-27, Dimarco ha zero gol e un assist, con una valutazione media di 6,87. Un bottino funzionale più che incisivo. Un punteggio complessivo dell'IA di 75 su 100 indica un giocatore di qualità evidente, ma i numeri sul campo in questa stagione non hanno ancora rispecchiato quel potenziale. L'Inter è seconda in classifica con 25 punti in dieci partite, una posizione costruita sulla solidità collettiva, con 26 gol segnati e 13 subiti, più che sulla brillantezza individuale di un singolo protagonista.
Le ultime partite hanno reso il quadro più nitido. La sconfitta per 3-1 contro il Milan del 31 ottobre ha messo a nudo fragilità che un Dimarco al massimo della condizione avrebbe forse contribuito a limitare: i nerazzurri hanno subito tre reti e non si sono mai davvero ripresi dopo il raddoppio di Adrien Rabiot-Provost al decimo minuto. La risposta di Rotterdam, un 3-0 composto in Champions League, ha mostrato che il gruppo dell'allenatore Cristian Chivu mantiene la capacità di ripartire in fretta. Chivu l'ha definita l'Inter "la migliore versione di noi stessi", una frase che riconosce implicitamente come nel derby non lo fosse stata.
Resta da capire dove si collochi Dimarco in quella migliore versione: è la domanda a cui la sua stagione deve ancora rispondere. L'esercizio della clausola contrattuale conferma la fiducia del club in lui. Dieci partite di Serie A, un assist e una valutazione appena al di sotto del suo evidente potenziale confermano che quella fiducia non è stata ancora ripagata fino in fondo.