Kevin De Bruyne, il centrocampista belga di 34 anni del Napoli, è al centro di un dibattito societario in questi giorni, con la dirigenza dei Partenopei che valuta una profonda ristrutturazione del monte ingaggi mentre la stagione volge al termine.
Il nodo non è la singola prestazione, bensì l'incrocio tra economia e invecchiamento. Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, starebbe preparando una rivoluzione della rosa, piena di giocatori con stipendi pesanti oltre i 30 anni, e De Bruyne figura tra quelli il cui futuro è in bilico insieme a diversi compagni. Il belga non è indicato come responsabile dei problemi, ma non sfugge ai conti da fare.
Quei conti si complicano per via della sua forma attuale. De Bruyne è sembrato lontano dal suo meglio nel pareggio a reti bianche del Napoli in trasferta contro il Como domenica, un risultato che ha inchiodato la squadra di Antonio Conte al secondo posto in Serie A con 70 punti in 35 gare, a sette lunghezze dalla vetta con un turno ancora da giocare. Quel pari al Sinigaglia ha incarnato una preoccupazione più ampia: un centrocampista che ha messo a referto cinque reti e un assist in 16 presenze di campionato in questa annata, con una media voto di 7.00, resta un elemento utile. Ma se sia ancora un trascinatore a questo stadio della carriera è un argomento più arduo da difendere.
Lo stesso Conte ha parlato con apprezzamento del contesto della sfida contro il Como, elogiando la squadra di Cesc Fabregas come un avversario propositivo, ma l'allenatore partenopeo non ha affrontato pubblicamente la situazione personale di De Bruyne. Aggiunge incertezza il fronte dirigenziale: le voci di questa settimana indicano che Maurizio Sarri è in lizza come possibile erede di Conte, un cambio che segnerebbe una svolta tattica netta per il club e potrebbe ridisegnare le priorità di mercato.
In questo clima instabile emerge la voce che lega il Napoli a Rasmus Højlund del Manchester United, un indizio, se confermato, che il club sta già guardando al futuro dell'attacco invece che al presente. La posizione di De Bruyne si inserisce in quel quadro: se la società punta a ricostruire su asset giovani e low cost, un 34enne con un ingaggio pesante diventa un ostacolo strutturale, a prescindere da quanto offra in campo.
Il suo rating complessivo di 75 su 100 ritrae un giocatore ancora in grado di incidere a questo livello, mentre il potenziale di 45 – una misura del suo margine di crescita – offre un contrappeso realistico. Il Napoli non sta gestendo un elemento in declino, bensì uno arrivato al punto in cui l'onere del contratto e il suo sviluppo non si sposano più con una squadra che ha bisogno di rinnovarsi.
Se De Bruyne chiuderà la stagione in azzurro o inizierà l'estate da svincolato è una questione che spetta alla proprietà partenopea, non al campo.