Il centrocampista dell'Inter Hakan Çalhanoğlu ha saltato la trasferta dei Nerazzurri a Roma per il match di Serie A contro la Lazio, venendo escluso insieme a Francesco Pio Esposito, solo per assistere alla sua squadra che ha travolto i biancocelesti per 3-0 in sua assenza. Un risultato che evidenzia tanto la profondità della rosa costruita da Cristian Chivu quanto il ruolo insostituibile che il turco ricopre quando è al massimo della forma.

Questa tempistica rende la questione ancora più spinosa. Inter e Lazio si sfideranno di nuovo all'Olimpico il 13 maggio nella finale di Coppa Italia, e la presenza di Çalhanoğlu in quella gara segnerà buona parte del dibattito tattico fino al fischio d'inizio. Una vittoria in campionato con un simile margine, ottenuta senza di lui, rassicura sulla solidità del gruppo; eppure, non è un pretesto per considerare il suo ritorno come superfluo.

I dati a supporto sono inequivocabili. In 22 apparizioni in Serie A quest'anno, Çalhanoğlu ha firmato nove reti e quattro passaggi decisivi, con una media voto di 7.50 a partita. A 32 anni, sta producendo a un ritmo che molti centrocampisti di una decade più giovani faticherebbero a eguagliare dal ruolo di vertice basso – una posizione che impone disciplina in fase di non possesso, lettura dello spazio e la capacità di ricevere sotto pressione per smistare il pallone con rapidità. Il suo rating AI complessivo di 83 su 100 ritrae un calciatore che funziona al meglio entro i suoi confini, sebbene il potenziale massimo di 60 indichi che il sistema lo vede come una certezza consolidata piuttosto che un elemento in crescita. Non è una critica, bensì la descrizione di come si manifesta l'affidabilità di alto livello a questo punto della carriera.

Chivu, al termine della vittoria contro la Lazio, ha definito il suo gruppo "fantastico" – un'etichetta che si adatta perfettamente a una squadra al comando della Serie A con 85 punti in 36 gare, 85 gol realizzati e solo 31 incassati. Quel bilancio difensivo, in particolare, testimonia dell'assetto organizzato che Çalhanoğlu rafforza quando è in campo: la pressione viene orchestrata dalla mediana, e la fase di transizione difensiva-offensiva passa inevitabilmente per lui.

Ora, la finale di Coppa Italia contro la Lazio assume un contorno diverso. L'allenatore della Lazio Maurizio Sarri, sincero dopo il ko per 3-0, ha ammesso il divario nell'approccio tra le due formazioni. Se quel gap si ridurrà in una partita secca – con pressione bilanciata e stake differenti – è l'unica incognita che la classifica non può svelare.

Quel che la graduatoria conferma è chiaro: l'Inter è campione, Çalhanoğlu ne è stato il perno, e la finale rappresenta l'ultimo trofeo in palio per la stagione. La sua condizione fisica per il 13 maggio è l'interrogativo sulla forma più decisivo del calcio italiano in questo momento.