Udinese ha lasciato la Sardegna con una vittoria per 0-2 sul Cagliari, un successo decretato non dai primi quarantacinque minuti, bensì dai due cambi operati dall'allenatore dell'Udinese Kosta Runjaić durante l'intervallo, e dalle reti che quelle mosse hanno alla fine sbloccato.
La gara è cambiata in un frangente cruciale intorno al sessantesimo minuto. Al 55', l'Udinese era ancora inchiodata sullo 0-0 e ha proceduto a un doppio intervento: Nicolò Bertola ha rilevato Branimir Mlačić, mentre Lennon Miller è subentrato a Jakub Piotrowski. In meno di un minuto, i friulani hanno sbloccato il risultato. L'attaccante dell'Udinese Adam Buksa ha trasformato un assist di Hassane Kamara, spezzando l'equilibrio e regalando a Runjaić un vantaggio che non è più stato messo in discussione. L'allenatore del Cagliari Fabio Pisacane ha reagito all'istante, inserendo Gabriele Zappa al posto di Marco Palestra e Sulemana per l'ammonito Zé Pedro al 62', ma i sardi non sono riusciti a invertire la rotta.
Il contributo di Buksa si è interrotto al 65' con il suo rimpiazzo da parte di Keinan Davis – un dettaglio notevole, visto che la rete era arrivata da poco – ma il colpo strutturale era già inferto. La squadra di Udinese ha retto l'urto, e quando Idrissa Gueye è entrato per Nicolò Zaniolo al 78', Runjaić aveva già il gruppo pronto per il colpo di grazia. Al sesto minuto di recupero, Gueye ha finalizzato con un assist di Davis, fissando il 0-2 e sigillando una partita che era nelle mani dei bianconeri dal 56'.
La rete tardiva di Gueye è stata decisiva per il margine finale, ma l'impalcatura della vittoria apparteneva a Buksa. L'attaccante polacco è partito da titolare, ha rotto l'impasse contro un Cagliari che aveva mantenuto la porta inviolata a Bologna la settimana prima, e ha lasciato il campo dopo aver compiuto l'essenziale. Che Runjaić lo abbia tolto così in fretta – appena nove minuti dopo il gol – è un dato registrato senza spiegazioni, ma quella verticalizzazione è stata il perno su cui la sfida ha ruotato. L'apertura di Buksa è arrivata proprio mentre l'Udinese si stava riorganizzando con i cambi, confermando che gli aggiustamenti di Runjaić all'intervallo erano calibrati per quel momento chiave.
Il pomeriggio del Cagliari ha evidenziato le difficoltà nel capitalizzare un buon momento senza le risorse per reggere la pressione. La formazione di Pisacane aveva battuto l'Atalanta 3-2 in casa alla fine di aprile, un exploit che parlava di una vera forza offensiva, ma gli stessi titolari non hanno replicato contro una difesa dell'Udinese che aveva incassato appena quattro gol nelle ultime cinque uscite. I padroni di casa hanno chiuso senza reti, senza rigori e senza autogol a proprio favore – una porta inviolata al contrario. I cinque cambi di Pisacane, inclusa l'entrata in extremis di Andrea Belotti, non hanno sortito alcun effetto sul tabellone. L'unico giallo rimediato da Zé Pedro, che è stato poi sostituito, ha riassunto una giornata in cui le disgrazie dei rossoblù sono nate da errori interni più che dalla morsa avversaria.
Il contesto della condizione attuale rafforza il quadro. L'Udinese arriva a questo risultato con dieci punti nelle ultime cinque gare, tra cui tre successi, un pari e una sola sconfitta – e sette punti nelle ultime tre, tutte senza capitomboli. Quella striscia comprende un 3-0 in trasferta contro l'AC Milan e un 2-0 casalingo contro il Torino subito prima di questa sfida. Il Cagliari, al contrario, ha racimolato sette punti nelle ultime cinque e quattro nelle ultime tre, un ruolino che denota più instabilità che crollo: la vittoria sull'Atalanta si affianca a un 3-0 incassato dall'Inter e ora a questo ko. Il divario di slancio tra le due squadre in questa occasione non era casuale; era il vero motore della partita.
L'Udinese è arrivata in Sardegna come una squadra esperta nel vincere fuori casa, ha azzeccato i cambi al momento giusto e se n'è andata con tre punti che la sua recente traiettoria pienamente merita.