Riccardo Braschi, il diciannovenne attaccante della Fiorentina, è stato uno dei protagonisti della conquista del quarto Scudetto Primavera del club lo scorso 29 maggio. I viola hanno superato il Parma per 2-1 nella finalissima, con Braschi e il compagno di squadra Kouadio che si sono rivelati figure chiave per il successo.
Il significato di quel risultato trascende i confini del calcio giovanile. Il primo Scudetto Primavera della Fiorentina dal lontano 1983 giunge in un frangente in cui la prima squadra, sotto la guida dell'allenatore Paolo Vanoli, ha concluso la stagione di Serie A 2025-26 al 14° posto con 42 punti in 38 partite. Un bilancio che recita nove vittorie, quindici pareggi e quattordici sconfitte, con 41 reti all'attivo contro 50 subite. Il club ha urgente bisogno di valorizzare il proprio vivaio, e Braschi, classe 2006, è ora il nome più promettente emerso da tale percorso.
Il suo impiego in prima squadra in questa stagione è stato parsimonioso: due apparizioni, zero reti, zero assist, con una media voto di 6.30. Queste cifre suggeriscono una gestione attenta, piuttosto che una mera delusione: un giovanissimo a cui è stata concessa l'opportunità di assaggiare il calcio dei grandi, senza l'onere di doverne subito assumere le responsabilità. A 19 anni, con un punteggio di potenziale AI di 72 su 100 contro un overall attuale di 55, il divario tra il suo status attuale e il potenziale indicato dai dati traccia un percorso di crescita entusiasmante e tutto da definire.
Il sodalizio di Vanoli ha chiuso il campionato con un pareggio per 1-1 contro l'Atalanta: Piccoli ha sbloccato il risultato per i bergamaschi, prima che un'autorete di Comuzzo ristabilisse la parità. Il tecnico viola, nel post-partita, ha ammesso una "grande delusione" in merito al proprio futuro. Indipendentemente da quelle che saranno le scelte tecniche per la prossima stagione, la parabola di Braschi si lega ora a un club che ha ritrovato il sapore della vittoria, seppur attraverso la sua formazione Primavera.
Un trionfo Primavera non è mai garanzia di un percorso di successo nella prima squadra. Ma ne rafforza significativamente la candidatura, e il giovane attaccante ha presentato la sua nel modo più inequivocabile possibile.