Bologna e Inter si sono divisi la posta in palio con un rocambolesco 3-3 al Dall'Ara sabato pomeriggio. Il risultato finale è stato dettato meno da un dominio prolungato che da una folle parentesi di ventisei minuti tra il 22° e il 48', un lasso di tempo in cui la gara è stata di fatto scritta e riscritta più volte, con l'Inter che ha impiegato gli ultimi quaranta minuti per recuperare il terreno perso.
Il centrocampista dell'Inter Federico Dimarco ha sbloccato il risultato al 22', portando in vantaggio la formazione di Cristian Chivu. Il vantaggio nerazzurro è durato solo tre minuti. L'attaccante del Bologna Federico Bernardeschi ha ristabilito subito la parità, cambiando l'inerzia del match. Già al 42', il centrocampista felsineo Tommaso Pobega aveva ribaltato il punteggio portando avanti i padroni di casa, e sei minuti dopo l'inizio della ripresa — al 48' — una sfortunata autorete di Piotr Zielinski ha fissato il risultato sul 3-1 per la compagine di Vincenzo Italiano. L'Inter, dopo aver segnato per prima, si trovava incredibilmente sotto di due reti ben prima dell'ora di gioco.
Quel vantaggio, però, è stato progressivamente smantellato con lucida determinazione. Chivu ha optato per un triplice cambio al 54': Luis Henrique, Ange-Yoan Bonny e Henrikh Mkhitaryan sono subentrati rispettivamente a Dimarco, Lautaro Martínez e Nicolò Barella. Il triplo innesto ha immediatamente alterato la trama del match. L'attaccante nerazzurro Francesco Pio Esposito ha accorciato le distanze al 64', portando il parziale sul 3-2, e i meneghini hanno trovato lo slancio necessario. Il definitivo pareggio è arrivato all'86', opera del centrocampista interista Andy Diouf, servito dall'assist del subentrato Luka Topalović, entrato in campo appena cinque minuti prima. Un giocatore in campo da soli cinque minuti che confeziona il passaggio decisivo per la rete che nega la vittoria al Bologna è il tipo di dettaglio che spesso decide una partita.
La rete del pareggio di Diouf è destinata a rimanere impressa nella memoria di questa sfida, ed è opportuno analizzare il contesto in cui è maturata. Le ultime cinque uscite dell'Inter — compreso questo pareggio — contano nove punti su quindici disponibili, con undici reti all'attivo. I nerazzurri sono rimasti imbattuti in questo frangente, e la loro capacità di trovare la via del gol nel finale, spesso grazie a "gambe fresche" e a una formazione opportunamente modificata, è stata una costante di questa striscia positiva. Il triplice innesto al 54' non è stato un'improvvisazione, bensì una risposta strutturale a una situazione di svantaggio, e ha pienamente funzionato.
La difficoltà del Bologna non risiede nel primo tempo, dove si è mostrato preciso e cinico. La vera criticità è emersa dopo il 48'. Dopo aver consolidato un vantaggio di due reti, la formazione di Italiano ha operato il proprio triplo cambio al 66': Nikola Moro, Nadir Zortea e Jens Odgaard sono subentrati a Remo Freuler, Lorenzo De Silvestri e Pobega. Con queste mosse, lo slancio che li aveva condotti sul 3-1 si è di fatto spento. Se i cambi abbiano interrotto il loro ritmo o se le sostituzioni dell'Inter abbiano semplicemente avuto la meglio è una domanda a cui i dati non possono fornire una risposta esaustiva, ma la sequenza è inequivocabile: il Bologna ha realizzato tre reti prima del 49' e nessuna successivamente. Nelle ultime tre gare avevano raccolto sette punti su nove, segnando sette gol, il che testimoniava una fase offensiva di tutto rispetto. Mantenere un vantaggio di due reti, tuttavia, è una disciplina completamente diversa.
L'autogol dell'interista Zielinski — assegnato al Bologna al 48' — merita una menzione a parte. Ha conferito ai padroni di casa quello che sembrava un solido vantaggio, ma ha anche significato che la terza rete del Bologna è maturata per un episodio sfortunato piuttosto che da una pressione costantemente costruita. Quando l'Inter ha avviato la rimonta, inseguiva un vantaggio in parte "regalato", il che potrebbe aver acuito la convinzione dei nerazzurri di poterlo recuperare.
Le ultime cinque uscite del Bologna — due vittorie, due pareggi, una sconfitta — delineano il profilo di una squadra capace di espugnare i campi di Atalanta e Napoli in gare consecutive, per poi vanificare un vantaggio di due reti in casa contro l'Inter. Il potenziale è elevato; la continuità, invece, difetta. Le ultime cinque dei nerazzurri, imbattuti con nove punti, suggeriscono invece una formazione che ha trovato il modo di evitare la sconfitta anche quando la prestazione non giustifica appieno un risultato positivo.
Tra un mese, questa partita sarà probabilmente ricordata come il pomeriggio in cui il Bologna conduceva sull'Inter per 3-1 a quaranta minuti dalla fine e, nonostante tutto, non è riuscito a conquistare i tre punti.