Bologna e il Cagliari hanno pareggiato a reti bianche allo Stadio Renato Dall’Ara domenica, un risultato che ha evidenziato la preoccupante sterilità offensiva dei padroni di casa nelle ultime tre uscite, più che un exploit difensivo per la squadra dell’allenatore del Cagliari Fabio Pisacane.

I momenti clou della gara sono stati definiti più dalle occasioni mancate che da azioni decisive. L’allenatore del Bologna Vincenzo Italiano è ricorso alla panchina con frequenza – ben cinque cambi in totale – e il doppio avvicendamento più incisivo è arrivato al 63’, con Santiago Castro al posto di Jens Odgaard e Riccardo Orsolini per Benjamín Domínguez. L’obiettivo era evidente: ravvivare l’attacco, privo di mordente, con maggiore dinamismo e incisività. Eppure, nessuno degli ingressi ha stravolto l’inerzia del match. Castro, chiamato a fare da punto di riferimento in avanti, si è beccato un giallo al 90’, epitomo della frustrazione di una formazione incapace di tramutare la pressione in vere palle gol.

Il Cagliari ha vissuto il suo snodo cruciale poco prima dell’intervallo, quando il centrocampista Alessandro Deiola è stato tolto al 42’ per far spazio a Kamaldeen Sulemana. Una mossa che suggeriva gestione della condizione fisica o di equilibri tattici da parte di Pisacane, con la squadra che è rientrata in campo per la ripresa compatta e impermeabile. Michel Adopo, vivace a centrocampo, ha rimediato un’ammonizione al 52’ e alla fine è stato rimpiazzato da Gabriele Zappa all’89’ – un’uscita cauta che ha ribadito quanto i sardi abbiano amministrato le energie una volta che il pareggio era al sicuro.

Nessun protagonista individuale è emerso in maniera netta da una parte o dall’altra. Senza reti, assist o lampi di genio a fare la differenza, il centrocampista del Bologna Remo Freuler e la retroguardia guidata da Jhon Lucumí hanno tenuto le fila dietro, ma un’organizzazione senza sbocchi concreti equivale a una stasi, non a una prestazione solida.

La vera battuta d’arresto, in questo contesto, è per il Bologna – non per i gol subiti, bensì per l’incapacità di segnare per la terza gara di fila. Nelle ultime tre sfide, la truppa di Italiano ha racimolato un solo punto su nove, a secco di marcature e con quattro reti al passivo. Quella striscia segue le sconfitte consecutive in casa della Juventus e contro la Roma, e il digiuno di domenica al Dall’Ara allunga una sequenza che inquieta lo staff. L’undici iniziale aveva ambizioni offensive chiare – Odgaard come boa centrale, Domínguez e Sohm a garantire ampiezza e slancio – ma il meccanismo non ha prodotto nulla prima dei cambi, e gli aggiustamenti non hanno cambiato le carte in tavola. Eivind Helland, impiegato in difesa, ha collezionato un giallo al 68’, aggiungendo tensione a un pomeriggio già complicato.

Al contrario, il Cagliari si accontenterà del punto con una certa soddisfazione. Nelle ultime cinque gare, i sardi hanno messo insieme sette punti, lo stesso bottino del Bologna nello stesso arco, ma la tendenza interna è più incoraggiante per gli uomini di Pisacane. Le ultime tre uscite – una vittoria casalinga sull’Atalanta, una pesante debacle all’Inter e ora questo pari a Bologna – hanno fruttato quattro punti su nove, un rendimento modesto ma in progresso dopo il ko di aprile contro il Sassuolo. Quel successo per 3-2 contro l’Atalanta, in particolare, ha dimostrato che questa squadra sa reggere l’urto contro rivali di livello quando le stelle si allineano.

Un 0-0 a inizio maggio, con due formazioni di metà classifica, non passerà alla storia per il suo spettacolo. Quel che resta, però, è il ritratto di un Bologna che ha perso lo smalto realizzativo proprio nel momento cruciale della stagione.