Alessandro Bastoni, il 27enne difensore centrale di sinistra dell'Inter, questa settimana ha approfittato della pausa dagli impegni di club per esprimersi apertamente sul rapporto tra il calcio italiano e la sua identità . Le sue parole, in tal senso, hanno assunto un peso specifico ben diverso da una comune intervista rilasciata in concomitanza con la sosta per le nazionali.
È doveroso analizzare il fulcro del suo ragionamento. Il centrale nerazzurro ha riconosciuto che in Italia si tende più all'autocritica che alla fiducia nei propri mezzi, e ha addossato la responsabilità di invertire questa tendenza interamente sulle spalle dei calciatori stessi. Sulla sfida di affrontare avversari come Dembélé e Doué, si è mostrato di una disarmante onestà : ha suggerito che non fossero domande da porre a lui, visti gli esiti dei precedenti confronti. Un'osservazione che, eludendo l'ego, ammetteva implicitamente la difficoltà , denotando una forma di responsabilità più sofisticata rispetto alla solita risposta di circostanza.
Il suo intervento più articolato ha mostrato, poi, una maggiore convinzione. Il difensore interista ha sostenuto che la rosa nerazzurra degli ultimi anni non è stata assemblata con giocatori di modesta qualità che hanno vinto trofei per puro caso. L'Inter ha conquistato due titoli di Coppa Italia in quel lasso di tempo, e l'approccio di Bastoni è stato diretto: i successi riflettono una qualità intrinseca, e il calcio italiano dovrebbe avere il coraggio di affermarlo. La ritrosia nel riconoscerlo, a suo avviso, è più un'abitudine culturale che una valutazione obiettiva.
Questa prospettiva è in linea con il momento attuale dell'Inter. Sotto la guida dell'allenatore Cristian Chivu, il club occupa la seconda posizione in Serie A dopo cinque giornate, con quattro vittorie e un pareggio, quindici reti all'attivo e otto al passivo. Il classe '99 è stato impiegato in tutte e cinque le gare, con una valutazione media di 6.90 nelle sue apparizioni – un rendimento costante piuttosto che spettacolare, che è precisamente ciò che un reparto arretrato consolidato richiede in questa fase della stagione. Il suo punteggio AI complessivo di 80 su 100, con un potenziale di 84, riflette un giocatore ancora nel pieno del suo percorso di sviluppo a 27 anni, non un calciatore che abbia già raggiunto l'apice della sua carriera.
La tempistica delle sue dichiarazioni non è casuale. La nazionale italiana, sotto Roberto Mancini, sta lavorando esplicitamente sulla fiducia nei propri mezzi del gruppo – e Bastoni ha esplicitamente richiamato questo aspetto – e le sue parole si pongono come un'estensione di quel progetto nel dibattito pubblico. Se il messaggio verrà recepito dipende meno dal messaggero che dai risultati, ma l'azzurro è nella posizione ideale per farsi portavoce di tale argomento: vanta i trofei, la continuità , e ora la volontà di esprimere chiaramente ciò che altri preferiscono eludere.
Il bilancio difensivo nerazzurro dopo cinque gare non è impeccabile, ma la direzione è ben delineata. La voce di Bastoni, sia in campo che fuori, sta plasmando la percezione che questa squadra ha di sé stessa.