Il centrocampista dell'Inter Nicolò Barella ha guidato i Nerazzurri nella loro sfida di Serie A contro il Bologna, trascinando la sua squadra al completamento di una rimonta al Dall'Ara — per poi attirarsi le critiche per l'atteggiamento nei confronti dell'arbitro Doveri durante il match. Il mediano 29enne è diventato il punto di discussione doppio della settima giornata interista con la sua leadership in campo e il comportamento assunto nei confronti dell'ufficiale di gara.
La questione assume peso perché Barella non è soltanto un senatore della rosa a questo stadio — è il simbolo dell'identità del centrocampo nerazzurro sotto Cristian Chivu. Quando si rivolge a un direttore di gara secondo le modalità descritte, non passa in sordina, e i critici lo hanno incorniciato come parte di un più ampio schema di pressioni tattico messo in campo dalla compagine milanese. Che questa lettura sia legittima oppure selettiva rimane materia di dibattito, ma l'atteggiamento di un capitano non è mai neutro.
Al netto del caciume mediatico, i dati di fondo raccontano una storia limpida. In sei presenze in campionato in questa annata, Barella ha messo a segno un gol e due assist, con una valutazione media di 7,46 per gara — numeri che lo collocano tra i mediani più prolifici della categoria al momento. L'Inter comanda la classifica con 19 punti in sette partite, sei vittorie e un pareggio, avendo realizzato 21 reti e subìtone nove. Le impronte del sardo sono impresse su questa efficienza.
La sua valutazione complessiva di 80 su 100, con un potenziale di 84, fotografa un giocatore ancora in crescita nei sui migliori anni piuttosto che uno che naviga sulla scia della reputazione. Il margine tra la quotazione attuale e il tetto massimo è sufficientemente stretto da suggerire che il limite sia vicino; è anche abbastanza ampio da suggerire che l'Inter di Chivu possa ancora ricavare di più.
Lo scenario europeo complica il quadro. I Nerazzurri hanno subito una pesante battuta d'arresto in Champions League al loro battesimo continentale contro il Real Madrid, e la pressione di riscattarsi sul palcoscenico continentale era palpabile. Una successiva sfida contro il Club Brugge ha offerto la prima opportunità di redenzione in quella competizione, sebbene il rendimento in Serie A sia rimasto ininterrotto a prescindere da ciò che accadeva in Europa.
Il successo contro il Bologna ha prolungato la striscia d'imbattibilità campionato dell'Inter e li ha mantenuti al vertice della graduatoria. La capitananza esercitata da Barella in quella circostanza, con Lautaro Martínez assente per infortunio, ha sottolineato quanto sia diventato fulcrale alla struttura di Chivu — non soltanto come vettore di gioco o creatore di occasioni, ma come la figura che fissa il registro emotivo della squadra. Questo ha doppia valenza. La medesima intensità che propelle l'Inter in avanti è l'intensità che lo pone di fronte a un arbitro con parole che attirano le telecamere e gli articoli giornalistici.
Dovrà gestire entrambi i versanti di questa equazione se i Nerazzurri desiderano conservare il proprio vantaggio nel corso dell'autunno.