Un pareggio a reti inviolate, Atalanta 0-0 Hapoel Tel Aviv, che restituisce con scomoda precisione la fotografia del match: la squadra di Maurizio Sarri, impegnata tra le mura amiche in UEFA Europa Conference League, non è riuscita ad avere la meglio sugli ospiti di Elyaniv Barda, nonostante i vantaggi strutturali derivanti dal fattore campo e da una rosa sulla carta più profonda.
L'episodio chiave della partita è arrivato prima della mezz'ora, con l'Atalanta costretta a una sostituzione anticipata. Il difensore dell'Atalanta Giorgio Scalvini è stato richiamato al 26° minuto, sostituito da Thomas Kristensen – un avvicendamento che ha inevitabilmente spezzato qualsiasi assetto tattico Sarri avesse provato a costruire nelle prime battute. I dati non specificano il motivo dell'uscita di Scalvini, ma perdere un difensore centrale titolare prima della mezz'ora raramente semplifica l'organizzazione difensiva di una squadra, e ha ulteriormente complicato la capacità della Dea di costruire dal basso con un ritmo accettabile.
Il secondo snodo cruciale si è verificato intorno all'ora di gioco. L'attaccante dell'Atalanta Gianluca Scamacca è stato sostituito da Nikola Krstović al 63° minuto, proprio mentre l'Hapoel Tel Aviv effettuava due cambi, tra cui l'uscita di Emmanuel Boateng dal fronte offensivo al 75° minuto. Questa doppia ondata di avvicendamenti ha rimodellato la trama del match senza però produrre la svolta che la compagine nerazzurra cercava. Sarri ha poi mandato in campo Federico Cassa per Nicola Zalewski e Mario Pašalić per Lazar Samardžić al 78° minuto – quattro sostituzioni in totale per la Dea, tutte nel disperato tentativo di trovare un gol che non è mai arrivato.
L'attaccante dell'Atalanta Giacomo Raspadori, schierato in un ruolo offensivo fluido, è stato ammonito al 48° minuto – un segnale della crescente frustrazione nel gioco dei padroni di casa all'inizio del secondo tempo, a fronte del gol che tardava ad arrivare. L'ammonizione di Raspadori non ha comportato ulteriori conseguenze disciplinari, ma ha certamente influito sull'umore di una squadra che si aspettava di controllare la partita.
L'Hapoel Tel Aviv è arrivato a Bergamo con i favori del pronostico tutti contro, e la formazione di Barda ha giocato di conseguenza: compatta, disciplinata e disposta ad assorbire la pressione. Due cartellini gialli – entrambi a giocatori non nominati nei dati – al 32° e al 54° minuto suggeriscono che gli israeliani non siano stati meramente passivi, ma sufficientemente organizzati da impedire all'Atalanta di creare occasioni degne di nota. Cinque sostituzioni nell'arco dei novanta minuti, inclusa una doppia modifica all'89° minuto, sottolineano come Barda abbia gestito le energie della sua squadra durante la partita, più nell'ottica di contenere gli avversari che di cercare un risultato che non era atteso.
Il risultato si inserisce in modo scomodo nella recente traiettoria dell'Atalanta. Nelle ultime cinque partite – un periodo che comprende quattro gare di Serie A e questa d'esordio in Conference League – la formazione di Sarri ha raccolto sei punti su quindici disponibili, siglando quattro reti e subendone altrettante. Stringendo il periodo alle ultime tre, il quadro si scurisce ulteriormente: due punti su nove, una rete all'attivo, due al passivo, nessuna vittoria. La sconfitta casalinga per 0-1 contro il Bologna a maggio e un pareggio a Firenze nell'ultima giornata di campionato avevano già lasciato un senso di piattezza estiva, e questo risultato non fa che accentuarlo. Una squadra che aveva battuto il Milan in trasferta all'inizio di maggio sembrava poter ambire a ben altro; la versione scesa in campo stasera è parsa invece una formazione ancora alla ricerca della propria identità competitiva sotto la guida di Sarri.
Atalanta 0-0 Hapoel Tel Aviv è il tipo di risultato che non ferisce nell'immediato, ma che accumula peso specifico se il trend dovesse ripetersi.